L’Aquila, le motivazioni della sentenza

Sono passati quasi quattro anni dalla tragedia del 6 aprile 2009, quando un terremoto di magnitudo 5,9 distrusse il capoluogo abruzzese provocando 309 vittime, e le polemiche non si sono ancora placate. Qualche mese fa, il giudice del Tribunale de L’Aquila aveva condannato a sei anni, in una sentenza già diventata storia, i componenti della Commissione Grandi Rischi (sei esperti e il vice direttore della Protezione CivileBernardo de Bernardinis) per aver dato informazioni inesatteincomplete e contraddittorie sulla pericolosità del terremoto, invitando i cittadini aquilani a restare nelle loro abitazioni. 

Il caso aveva scatenato una bagarre mediatica di portata mondiale: è giusto attribuire la colpa del disastro agli scienziati? Si sarebbe effettivamente potuto fare o dire qualcosa di più? Oggi, a tre mesi dalla sentenza, il Tribunale ha reso pubblico un faldone di oltre 900 pagine con le motivazioni  della condanna: sostanzialmente, il giudice Marco Billi sostiene che gli esperti fecero “valutazioni assolutamente approssimative, generiche e inefficaci in relazione ai doveri di previsione prevenzione”. 

Prevenzione: è soprattutto attorno a questa parola che ruota la maggior parte delle polemiche relative alla vicenda. Che i terremoti non si possano prevedere è cosa arcinota: e infatti, secondo il giudice, la colpa degli scienziati non è da ravvisare nella mancata previsione del terremoto. “Il presente processo non è volto alla verifica della fondatezza, della correttezza e della validità sul piano scientifico delle conoscenze in tema di terremoti. Non è sottoposta a giudizio la scienza per non essere riuscita a prevedere il terremoto del 6 aprile 2009”, prosegue Billi: “Il compito degli imputati, quali membri della commissione medesima, non era certamente quello di prevedere il terremoto e indicarne il mese, il giorno, l’ora, la magnitudo, ma era invece, più realisticamente, quello di procedere […] alla previsone e prevenzione del rischio ”. 

È il punto fondamentale dell’accusa: Billi contesta agli esperti il fatto che, sapendo di non poter prevedere, non erano in diritto di rassicurare la popolazione e incoraggiarla a rimanere nelle proprie abitazioni. Per sottolinearlo, il giudice ricorda la frase emblematica con cui l’assessore alla Protezione Civile regionale Daniela Stati ringraziava gli scienziati per non aver allarmato la cittadinanza: “Grazie per queste vostre affermazioni che mi permettono di andare a rassicurare la popolazione attraverso i media che incontreremo in conferenza stampa”. E infatti, si legge ancora nel documento, “le affermazioni emerse nel corso della riunione della commissione sui temi della prevedibilità dei terremoti, dei precursori sismici, dell’evoluzione dello sciame in corso, della normalità del fenomeno, dello scarico di energia indotto dallo sciame sismico quale situazione favorevole, che costituiscono il corpo principale del capo di imputazione, hanno un’indubbia valenza rassicurante”. 

Naturalmente, alcune domande restano ancora aperte. Perché gli esperti si sono pronunciati in questo modo? Le motivazioni depositate oggi non entrano nel merito di questo aspetto. Saranno gli sviluppi successivi delle indagini, forse, a dircelo.

Via: Wired.it

Credits immagine: midiclorian photo maker/Flickr

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here