Linfociti “duri a morire” tra le possibili cause della sclerosi multipla

Un errore di programmazione nella morte naturale di un gruppo di linfociti T. È questo il nuovo tassello aggiunto alla comprensione delle possibili cause scatenanti la Sclerosi Multipla, portato alla luce da uno studio della Fondazione Santa Lucia, svolto in collaborazione con l’Università di Tor Vergata e l’Ospedale San Camillo di Roma. La ricerca è stata pubblicata su Cell Death and Disease ed è stata finanziata dall’AISM e la sua Fondazione, e dal Ministero della Salute nell’ambito del Programma “Giovani Ricercatori”.

La sclerosi multipla è una malattia autoimmune, scatenata da un’esagerata risposta del sistema immunitario verso i componenti del proprio organismo ad opera dei linfociti T. La ricerca della Fondazione Santa Lucia si è focalizzata su un sottogruppo di linfociti T, i Th17, resistenti alla morte programmata: “Le cellule Th17 sono presenti tanto nei sani che nelle persone con SM, ma sappiamo da tempo che questa popolazione cellulare è molto più abbondante nei pazienti”, spiega Luca Battistini, a capo del laboratorio di Neuroimmunologia della Fondazione Santa Lucia, intervenendo a margine del congresso 2015 della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla in svolgimento fino al 29 maggio a Roma. “L’ipotesi è che questa popolazione di cellule con attività pro-infiammatoria e resistente alla morte, quando presente in abbondanza, contribuisca al mantenimento dello stato autoinfiammatorio che è alla base della sclerosi multipla”.

La morte cellulare è infatti un fenomeno fisiologico, fondamentale per mantenere l’omeostasi del sistema immunitario: quando alcune cellule sfuggono alla morte cellulare, come avviene nei linfociti Th17, la risposta immunitaria prosegue oltre i tempi programmati e va fuori controllo. Battistini, in collaborazione Daniela Barilà, a capo del Laboratorio di Trasduzione del Segnale della Fondazione Santa Lucia, ha scoperto quali sono le cause che rendono questi linfociti così resistenti alla morte.

La responsabile è una molecola, FAS-L, che funziona come un orologio biologico, segnalando ai linfociti T quando andare incontro a morte programmata. “Abbiamo constatato che la presenza di questa molecola all’interno dei linfociti Th17 è fortemente inferiore a quella osservabile negli altri linfociti T”, ha spiegato Elisabetta Volpe del Laboratorio di Neuroimmunologia, coordinatrice del progetto: “L’ipotesi è che quando poco presente le cellule diventino più resistenti alla morte, sostenendo e contribuendo allo stato autoinfiammatorio delle persone con SM”. La molecola FAS-L si trova nei fluidi e “una delle possibili applicazioni terapeutiche della scoperta sarebbe quella di somministrarla ai pazienti durante la fase attiva di malattia, quando sono attive le popolazione di linfociti T, tentando di ripristinare la morte naturale delle Th17 ”, aggiunge Battistini.

“Il prossimo passo sarà quello di studiare i meccanismi che portano all’aumento delle Th17 nelle persone con SM, individuando quali sono i fattori ambientali che – agendo in combinazione con la predisposizione genetica – inducono l’espansione di questa popolazione cellulare”, spiega Volpe. Lo studio – anche in questo caso finanziato da Fism e presentato al congresso 2015 -, cercherà in particolare di capire che cosa scateni la produzione dell’interleuchina 1-beta (IL-1beta), la citochina che contribuisce all’induzione delle cellule Th17. Un’ipotesi, conclude la ricercatrice, è che un’alterazione del microbioma comporti una disgregolazione nella produzione di IL-1beta e quindi una sovrapproduzione di Th17.

Riferimenti: FAS-ligand regulates differential activation-induced cell death of human T-helper 1 and 17 cells in healthy donors and multiple sclerosis patients; M T Cencioni, S Santini, G Ruocco, G Borsellino, M De Bardi, M G Grasso, S Ruggieri, C Gasperini, D Centonze, D Barilá, L Battistini1 and E Volpe1. Cell Death and Disease (2015) 6, e1741; doi:10.1038/cddis.2015.100

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