Marijuana, così potrebbe nuocere alla fertilità maschile

Secondo una ricerca dell’Università di Tor Vergata di Roma, un recettore dei cannabinoidi sarebbe coinvolto nella produzione di sperma

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(Foto: Pixabay)

Il consumo cronico di marijuana, specie nei soggetti più giovani, potrebbe essere collegato a un calo della fertilità maschile. È quanto ha appena scoperto un’équipe di ricercatori italiani dell’università di Tor Vergata di Roma, coordinata da Paola Grimaldi: lo studio è stato pubblicato su The Faseb Journal e potrebbe aprire la strada a nuovi approcci terapeutici per la cura dell’infertilità negli uomini.

In particolare, gli scienziati si sono concentrati su un particolare recettore di cannabinoidi, chiamato Cb2, già noto per essere coinvolto nella produzione di cellule germinali maschili. “Nel corso di precedenti ricerche in vitro”, ha raccontato Grimaldi a Wired, “avevamo mostrato che il Cb2 promuove l’ingresso in meiosi e la produzione delle cellule non differenziate che poi diventeranno spermatozoi”. Lo studio attuale è una conferma in vivo dei risultati precedenti: l’équipe di Grimaldi, infatti, ha trattato tre gruppi di topi, rispettivamente, con un attivatore del recettore, un inibitore del recettore e una soluzione salina, usata come riferimento per il gruppo di controllo.

Il primo gruppo, quello trattato con l’attivatore del Cb3, ha mostrato un’accelerazione nella spermatogenesi, mentre nel gruppo trattato con l’inibitore del recettore è stato osservato l’effetto opposto. “La marijuana ha un effetto di attivazione del recettore: è quindi indirettamente ipotizzabile”, ci ha spiegato ancora Grimaldi, “che l’uso cronico della sostanza possa essere collegato a infertilità maschile, in quanto modifica il regolare processo di spermatogenesi”. Se corroborati da ulteriori prove sperimentali, prosegue la scienziata, i risultati dello studio potranno migliorare le  attuali strategie terapeutiche contro l’infertilità maschile.

Via: Wired.it

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