MMX: un “test di paternità spaziale” per le lune di Marte

lune di Marte

Secondo la mitologia greca, Fobos e Deimos accompagnavano il padre Ares (Marte per i Romani) in guerra. Come le due divinità, anche gli omonimi satelliti di Marte seguono fedeli il Pianeta rosso. Ma in questo caso, accertare i rapporti di parentela è più complesso. Le caratteristiche delle due lune lasciano infatti ipotizzare due scenari completamente agli antipodi: da una parte la loro composizione suggerirebbe infatti che si tratti di due asteroidi “adottati” (o meglio catturati) da Marte. Ma la loro particolare orbita circolare sembra confutare questa prima ipotesi, lasciando spazio alla seconda: Fobos e Deimos, al pari della nostra Luna, potrebbero essersi formati dall’aggregazione dei detriti rimasti in orbita dopo la collisione tra Marte e un altro oggetto celeste. E sarebbero quindi, in qualche modo, figli di Marte come vuole la mitologia. Un bel dilemma, insomma, su cui l’agenzia spaziale giapponese, la Jaxa, vuole fare chiarezza una volta per tutte, con un test di paternità piuttosto ambizioso: una missione spaziale che punta a raccogliere dei campioni di suolo dai satelliti, che andranno poi rispediti sulla Terra per essere analizzati.

MMX: Martian Moons eXploration

Come gli americani con il loro ritorno sulla Luna, anche i giapponesi hanno scelto il 2024 per la loro missione più audace: lanciare una sonda dalla Terra, raggiungere una delle due lune di Marte, raccogliere un campione e tornare a casa (i giapponesi hanno già fatto storia con le missioni di prelievi spaziali: vedi Hayabusa che ha riportato a casa campioni di asteorodi). La Jaxa è però ancora incerta su quale dei due satelliti sarà il prescelto per l’atterraggio, anche se entrambi verranno studiati approfonditamente a distanza ravvicinata. Si tratterà di una missione relativamente lunga e per conoscere la genesi di Fobos e Deimos c’è ancora da aspettare parecchio. È infatti previsto un viaggio di un anno per l’andata, mentre il ritorno dovrebbe avvenire per l’anno 2029.

I dati raccolti dagli scienziati giapponesi ci aiuteranno, come già detto, a verificare se sia stato l’impatto di un corpo celeste di grandi dimensioni contro Marte a generare i due satelliti, ma permetteranno anche di capire meglio la formazione dello stesso Pianeta rosso e dei pianeti simili alla Terra. Avere un campione di una luna di Marte sulla Terra permetterà di studiarlo con tutta calma, e di approfondire le analisi negli anni a venire sfruttando il continuo sviluppo di nuove tecnologie di ricerca. Mentre utilizzando una sonda in loco gli scienziati sarebbero costretti ad affidarsi agli stessi strumenti per anche decine di anni. A prescindere dai risultati, inoltre, è bene ricordare che ogni missione spaziale getta le basi per le successive. Nel nostro caso MMX contribuirà ad arricchire quel bagaglio di conoscenze riguardanti l’esplorazione dello Spazio profondo, andando a perfezionare le tecnologie necessarie a compiere viaggi che non siano più di sola andata verso i pianeti del nostro sistema solare. Se l’umanità vorrà diventare una società multiplanetaria, dovrà imparare a tornare a casa dai luoghi lontani che andrà a visitare.

Cosa sappiamo oggi delle lune di Marte?

In attesa dei risultati della missione giapponese, comunque, abbiamo già diverse certezze sulle due lune di Marte. L’irregolare Fobos, ad esempio, è il più grande dei due, anche se non spicca per dimensioni: appena 11 chilometri di raggio medio (a confronto la nostra Luna ha un raggio di 1737 km). Il suo “fratellino” è ancora più piccolo, e non supera i 6.2 km di raggio medio. Anche le orbite, oltre alla forma e alla dimensione, sono particolari. Fobos è molto vicino a Marte e quindi velocissimo, così veloce da completare un giro intorno a Marte ogni 7 ore e 40 minuti, sorgendo da ovest e tramontando a est due volte ogni giorno marziano. Deimos invece si comporta in modo più normale, e trovandosi lontano dalla superficie impiega più tempo a completare la sua orbita, che dura più del giorno marziano; di conseguenza Deimos sorge a est e tramonta a ovest.

Tra le curiosità che riguardano i due satelliti è impossibile inoltre non citare la storia della loro scoperta. Potrebbe esservi capitato qualche volta, specie durante la risoluzione di un esercizio di matematica, di fisica, o un semplice conto, di arrivare ad un risultato corretto attraverso la strada sbagliata. Ebbene, qualcosa di simile è capitato persino al grande astronomo Keplero, che a quanto vuole la legenda avrebbe previsto correttamente il numero di satelliti di Marte con un ragionamento “logico”, ma errato. Sapendo che la Terra, il pianeta subito precedente a Marte, aveva un solo satellite e Giove, il pianeta subito successivo, ne aveva quattro (oggi sappiamo che sono almeno 79), Keplero pensò che il numero dei satelliti seguisse una progressione geometrica di ragione 2: dunque 1,2,4… Deimos e Fobos furono poi effettivamente osservati solamente nel 1877: incredibilmente Keplero aveva ragione, anche se aveva raggiunto il risultato con un ragionamento errato.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here