2019, ecco le prossime missioni lunari

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L'astronauta Eugene Cernan a bordo del Lunar Roving Vehicle (LRV) durante la missione Apollo 17, 11 dicembre1972. Foto Nasa.

Il prossimo 21 luglio, alle 04 e 46 ora italiana, saranno passati esattamente 50 anni dal primo, storico, sbarco degli esseri umani sulla Luna. E dopo anni di oblio, la corsa allo spazio riacquista mordente, grazie una lunga lista di nuovi competitor. Oggi accanto a russi e americani, infatti, ci sono cinesi, europei, indiani, singole agenzie spaziali e compagnie private. Tanti i progetti sulla Luna, ma con diversi obiettivi. L’India punta a diventare la quarta nazione ad aver toccato il suolo lunare con una missione in programma ai primi di luglio. La Cina, che all’inizio dell’anno è già arrivata sul lato nascosto del nostro satellite, punta ora a costruire un avamposto per la presenza umana. Per la Nasa, invece, il ritorno alla Luna è solo una tappa nel lungo viaggio che porterà all’esplorazione umana dello spazio profondo. Mentre per i privati, che in questa nuova corsa spaziale rivestono un ruolo di primo piano, la Luna è la naturale prosecuzione di ingenti investimenti fatti nel campo dell’economia spaziale. Insomma, le missioni lunari in cantiere o già in corso sono moltissime e diversissime. Per capire cosa sta succedendo intorno al nostro satellite facciamo il punto sui progetti in corso.

Capodanno cinese sulla faccia nascosta della Luna

Nei primi giorni di gennaio, la Cina ha lanciato il suo lander Chang’e 4, accaparrandosi diversi primati importanti: è stato infatti il primo lander ad atterrare sulla faccia nascosta del nostro satellite, sganciando il piccolo rover  Yutu-2 e scattando inedite immagini di quella parte della Luna.

La missione prevedeva anche un esperimento per verificare la possibilità di crescere piante e animali sul satellite: un ecosistema chiuso contenente semi e uova di insetto, che avrebbe dovuto prendere vita una volta giunti sulla superficie lunare, ed essere mantenuto in queste condizioni per circa 100 giorni. Impresa andata a buon fine solo in parte: alcuni dei germogli sono infatti riusciti a spuntare, ma l’esperimento è stato sospeso a pochissimi giorni dall’inizio a causa di un guasto che ha esposto le piante al freddo della notte lunare.

Israele, un successo a metà

A pochi mesi dall’arrivo di Chang’e, una seconda nazione ha raggiunto il colosso orientale sul satellite: Israele. In questo caso si tratta di una impresa in parte privata, sviluppata da una collaborazione tra la Ong SpaceIL e l’Agenzia spaziale israeliana, che ha portato allo sviluppo della sonda Beresheet (termine ebraico che significa “Genesi”). La missione, nata inizialmente per competere nel Lunar X Prize di Google, ha raggiunto il satellite lo scorso 11 aprile, ma non è riuscita nel suo intento: ha toccato la superficie lunare, ma precipitando e distruggendosi nell’impatto col satellite. Un successo a metà, si può dire.  

Missioni lunari nel 2019

Ma la Cina ha in serbo nuove missioni lunari per il 2019. A dicembre infatti è prevista la partenza del successore di Chang’e 4. La sonda Chang’e 5 avrà una missione non meno impegnativa: raccogliere campioni di suolo lunare, e spedirli a Terra perché vengano studiati. Un’impresa che non viene portata a termine dai tempi della missione Nasa Luna 24, del 1976.

Un’altra grande potenza emergente asiatica aveva messo gli occhi sulla Luna. L’India, infatti, con la sua sonda Chandrayaan-2 voleva diventare la quarta nazione nella storia ad aver raggiunto il satellite. Il lancio della navicella è avvenuto il 22 luglio scorso, ma qualcosa è andato storto: nelle ultime fasi della discesa che lo avrebbe portato vicino al Polo Sud nella serata del 6 settembre, il lander Vikram non ha più inviato segnali al centro di controllo di Bangalore.

Il giorno dopo, tuttavia, il lander è stato localizzato dall’orbiter della missione. “Abbiamo trovato Vikram sulla superficie della Luna”, si legge nel tweet del presidente della Indian Space Research Organisation (Isro) Kailasavadivo Sivan, “e sono sicuro che potremo collegarci con esso per completare con successo la missione Chandrayaan 2”. Sebbene l’immagine termica inviata dall’orbiter vada analizzata per poter confermare che si tratti effettivamente di Vikram, i ricercatori intendono continuare nelle prossime settimane i tentativi per riconnettersi con il lander (aggiornamento del 12 settembre 2019).

Lunar Gateway, un imbarco internazionale per Marte

Passando a missioni lunari più a lungo termine, il più suggestivo è senz’altro il Lunar Orbital Platform-Gateway (LOP-G), o più brevemente Lunar Gateway, una stazione spaziale modulare che andrà a orbitare attorno al satellite della Terra. Come la Stazione Spaziale Internazionale, il Lunar Gateway verrà costruito e sarà utilizzato da più nazioni, una vera e propria collaborazione a livello mondiale che permetterà di dividere gli esorbitanti costi (Trump ha appena firmato un aumento budget per la Nasa di 1.6 miliardi) così come di condividere conoscenze e mezzi nel settore aerospaziale. Uno sforzo collettivo necessario per conquistare un obiettivo così arduo: il primo avamposto umano oltre l’orbita terrestre, dove ruota la ormai vetusta Stazione Spaziale Internazionale.

Il Canada è da poco diventato il primo partner internazionale ufficiale del progetto. Per prima cosa, come avvenuto per la vecchia Stazione Internazionale, dovrà realizzare un braccio robotico (il nome poco fantasioso di quello in funzione oggi è Canadarm) in grado di manovrare payload e facilitare gli attracchi delle varie navicelle spaziali. Come tutti i partner che attualmente gestiscono l’Iss, anche l’Esa dovrebbe partecipare all’impresa, fornendo il service module che garantisce energia, elettricità, acqua e ossigeno all’astronave Orion, il nuovissimo mezzo della Nasa destinato a trasportare gli astronauti sulla nuova stazione.

Il Lunar Gateway sarà fornito di alloggi ma anche di laboratori per far ricerca, facilmente raggiungibili con un viaggio di 5 giorni che porta a 380.000 km dalla Terra. La stazione permetterà alla Nasa e ai suoi partner di accedere alla superficie lunare come estrema facilità, anche con missioni umane.

Tuttavia per la Nasa la Luna è un punto di partenza, non di arrivo. Il Gateway ospiterà gli astronauti diretti all’esplorazione della Luna, ma sarà soprattutto una “palestra” dove gli esseri umani si potranno preparare per la conquista del Pianeta Rosso. Imparando a vivere lontano dalla Terra e a manovrare con orbite e navicelle nello spazio profondo. La messa in orbita del primo modulo del Gateway è prevista per il 2022, se tutto va bene. Lo sviluppo del molto dibattuto SLS, il lanciatore progettato dalla Nasa, registra un ritardo dopo l’altro.

Lunar Gateway fa parte del nuovo programma lunare americano Artemis, cioè Artemide, gemella di Apollo, il dio del sole che ha dato il nome alle missioni lunari che 50 anni fa portarono il primo uomo sulla Luna. E tra i suoi obiettivi c’è anche quello di portare la prima donna sul suolo lunare entro il 2024.

I cinesi vogliono una base al Polo sud

La Cina rappresenta ormai una superpotenza a livello mondiale, e come tale non ha bisogno della Nasa (con la quale la collaborazione è proibita dagli stessi Stati Uniti) per portare avanti il proprio audace programma spaziale. In effetti la Cina rappresenta il terzo paese al mondo che è riuscito nell’impresa di far atterrare “morbidamente” una sonda sul suolo lunare (Israele doveva diventare il quarto quest’anno, ma l’atterraggio non è stato morbidissimo, come dicevamo). Ed è seconda solo agli Stati Uniti per quanto riguarda il budget spaziale. Ma la nazione di Xi Jinping punta al primo posto: vuole essere la prima a costruire una base sulla Luna. Non si hanno molti dettagli, è ufficiale la decisione di edificare la base al polo sud della Luna entro una decina di anni, per ospitare robot e in seguito astronauti.

Astronauti per l’arte, il sogno lunare di due miliardari

In futuro le imprese lunari non saranno appannaggio esclusivo di scienziati, ingegneri o piloti militari. In collaborazione con SpaceX, il miliardario giapponese Yusaku Maezawa ha finanziato il progetto “Dear Moon”, una missione di circumnavigazione lunare che con la Starship di SpaceX porterà nello spazio un equipaggio con competenze del tutto peculiari, composto da artisti.

Ultima evoluzione dei progetto di turismo spaziale annunciato più di due anni fa da Elon Musk, Dear Moon prevede che Maezawa paghi il biglietto per sé gli artisti che lo accompagneranno, e che in seguito produrranno opere destinate a trasmettere al resto dell’umanità cosa si prova a vedere la Luna così da vicino.

Le missioni lunari umanitarie di Bezos

Per chi ancora non lo conoscesse, Jeff Bezos è il fondatore di Amazon, il sito di e-commerce che lo ha reso l’uomo più ricco del nostro pianeta. Diciamo “del nostro pianeta” perché il suo obiettivo è proprio quello di portare l’industria nel resto del Sistema Solare, partendo dalla Luna e dalla sua azienda aerospaziale privata, la Blue Origin. Il miliardario ha svelato i piani della sua azienda e la sua idea dell’umanità del futuro in una conferenza il 9 maggio, chiamata “Going to Space to Benefit Earth”. Attualmente, ha detto Bezos, mancano le infrastrutture necessarie per la nascita di una vera economia spaziale, che egli ritiene del tutto necessaria per la sopravvivenza della nostra specie, visto che le risorse sul nostro pianeta non sono infinite. Per questo lavora al Blue Moon, un lander in progettazione da 3 anni, che nel 2021 dovrebbe essere a bordo della sonda New Glenn, anch’essa ancora in costruzione.

Fedeli al loro motto, Gradatim Ferociter (gradualmente, implacabilmente), gli ingegneri di Blue Origin, hanno scelto di lanciarli con il loro primo razzo, il New Shepard, per acquisire esperienza nelle diverse operazioni dell’impresa lunare. Che prevede l’impiego dell’idrogeno liquido come propellente da ricavare dalla superficie lunare, e la capacità di atterrare verticalmente. Il lander potrà essere utilizzato da agenzie pubbliche e private, con una vasta gamma di missioni possibili, robotiche o con equipaggio umano. Probabilmente anche la Nasa ne farà uso: un miliardo di dollari dell’aumento di budget accordato da Trump è destinato proprio allo studio di collaborazioni con i privati per un lander lunare.

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