Scoperta una nave greca intatta: “E’ il relitto più antico”

E' il relitto integro più antico mai scoperto: una nave greca affondata nel mar Nero 2400 anni fa. L'hanno trovata, a due chilometri di profondità, i ricercatori del progetto Black Sea MAP

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Ha l’albero, il timone, e anche le panche dei rematori. E’ praticamente intatto il relitto della nave greca del IV secolo a.C.  scoperto dalla spedizione Black Sea Map (Marittime Archeology Project) nei fondali del Mar Nero. Un rinvenimento eccezionale:  “È la nave più antica e meglio conservata mai scoperta”, afferma un comunicato dell’Università di Southampton, uno dei centri di ricerca coinvolti nel progetto internazionale finanziato dalla Eef (Expedition and Education Foundation).

Un nave greca di 2400 anni fa straordinariamente conservata

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Il vaso delle Sirene proveniente da Vulci e ora conservato al British Museum.

Il relitto è lungo circa 23 metri e da 2400 anni giace nel fondale a largo della Bulgaria, a due chilometri di profondità. Ed’è questa la ragione del suo straordinario stato di conservazione: sotto i 150 metri le acque sono anossiche, cioè prive di ossigeno, un ambiente ostile ai batteri che deteriorano il legno.

Si tratterebbe di una nave greca di epoca ellenistica, un mercantile  che la datazione al carbonio colloca nel IV secolo a.C., l’epoca di Alessandro Magno. Navi di questo tipo sono rappresentate su ceramiche antiche, come il vaso delle Sirene, proveniente da Vulci, nel Lazio e ora conservato al British Museumche ritrae l’episodio di Ulisse che si fa legare all’albero del suo vascello per resistere al richiamo fatale delle sirene.

Una scoperta collaterale

Davanti alle prime immagini della nave greca i ricercatori del Black Sea Map non credevano ai loro occhi. Si trovavano lì, al largo della costa bulgara, per tutt’altro: studiare i fondali del Mar Nero per capire quanto e con quale rapidità il livello delle acque è salito dall’ultima era glaciale, e quale impatto possa aver avuto sulle popolazioni che abitavano le coste della regione. “Il nostro scopo principale sono le indagini geofisiche”, spiega Jon Adams, professore all’Università di Southampton e membro del team scientifico di Black Sea Map, “vogliamo ricostruire la superficie di queste terre preistoriche che ora sono sepolte sotto il fondale del Mar Nero. Il nostro lavoro è raccogliere campioni, analizzarli e datarli”. Il team utilizza le più moderne tecniche di rilevamento 3D per studiare i fondali in modo non invasivo: due robot sottomarini chiamati Rov (Remotely Operated Vehicles). Uno ottimizzato per la fotogrammetria 3D, per mappare velocemente grandi porzioni di fondale, l’altro, equipaggiato con scanner laser e fotocamere ad alta definizione, capace di muoversi quattro volte più velocemente di un robot normale. Grazie a loro è stato possibile ricostruire virtualmente il relitto della nave greca.

Altri relitti scoperti nel Mar Nero

“Le navi sono state un vero e proprio bonus”, dice Adams. Parla al plurale perché la nave greca del IV secolo non è  l’unico relitto scoperto durante la missione. Sono circa 60 le imbarcazioni trovate finora, con una variabilità straordinaria: da navi ottomane usate dai pirati nel XVII secolo a vascelli bizantini, a mercantili romani carichi di anfore. “La scoperta di una nave intatta proveniente dal mondo classico è però qualcosa che non credevo possibile: cambierà le nostre conoscenze sulle tecniche di costruzione navale e di navigazione dell’antichità”.

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