New entry nella casa reale dei granchi

Raddoppia il numero delle specie di granchi giganti che popolano i mari della Nuova Zelanda e dell’Australia, che raggiunge quota 23.  Ad allargare la famiglia di questi grandi crostacei, detti anche granchi Re (fam: Lithodidae), è stato Shane Ahyong, un ricercatore dell’istituto neozelandese NIWA (National Institute of Water and Atmospheric Research) che ha descritto 14 nuove specie in uno studio condotto su esemplari della Nuova Zelanda, dell’Australia e del Mare di Ross.

Delle nuove specie, cinque sono endemiche della Nuova Zelanda, cinque dell’Australia e quattro comuni a entrambi i paesi. Insomma, par condicio. Almeno per il momento, perché in realtà la cifra potrebbe essere sottostimata. “So di alcune altre specie che vivono intorno alla Nuova Zelanda”, spiega Ahyong, “ma gli esemplari avevano subito troppi danni per poter essere descritti”. 

Parenti dei granchi eremiti, che sono però molto più piccoli, i granchi Re hanno il corpo cosparso di aculei e taglie extralarge. Un Lithodes aotearoa, per esempio, può superare i due metri e mezzo di larghezza ed avere zampe lunghe un metro e venti. Un vero e proprio record, e infatti sono tra  crostacei marini più grandi che si conoscano. Per crescere cosi tanto impiegano anche quattro o cinque anni, circa la metà della loro vita. Inoltre, hanno un fiuto eccezionale e sono un po’ gli spazzini del mare: rovistano tra i detriti che si depositano sul fondo dell’oceano in cerca di cibo. Si accontentano di qualsiasi cosa, pesci o carcasse di balene. Per spolparli ben bene hanno a disposizione delle chele specializzate: con una tagliano, con l’altra spremono.

Purtroppo per noi, possono servirsene anche per altri scopi, e in particolare per difendersi dagli importuni. Purtroppo per loro, invece, i granchi Re hanno una carne molto prelibata, che li rende un ghiotto bocconcino per gli abitanti degli oceani. Non a caso la prima delle nuove specie descritte è stata scoperta nello stomaco di un pesce.

Anche sulla terraferma i granchi Re sono particolarmente apprezzati. Nell’emisfero settentrionale la sua pesca ha già un alto valore commerciale, mentre in Nuova Zelanda una spedizione è partita in avanscoperta.

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