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No software, no Iva

Un esposto alla Procura di Roma, e una lettera aperta al ministro Pierluigi Bersani. Per protestare contro quella che definiscono, nel migliore dei casi, una “mancanza di cultura informatica”. Sono le azioni che il consigliere regionale dei Verdi del Friuli Venezia Giulia Alessandro Metz, e diversi altri esponenti della Comunità del software libero italiani, hanno deciso di intraprendere per protestare contro alcuni aspetti del famigerato Decreto Bersani.

Questo prevede che dal 1 ottobre prossimo, il pagamento del modello F24 per tutti i titolari di partita Iva avvenga esclusivamente per via telematica. Sul sito dell’Agenzia nazionale delle entrate è disponibile, gratuitamente, il software adatto a questa operazione. Ma il programma funziona solo su piattaforme proprietarie (Microsoft e Mac), e non su Linux, per esempio. Di qui l’irritazione della comunità digitale: non solo i cittadini con partita Iva devono comprarsi un Pc, ma anche acquistare una costosa licenza di software proprietario.

“È come se il ministro delle Infrastrutture obbligasse i cittadini ad andare da Milano a Torino solo in autostrada, e per giunta usando solo due tipi di macchine”, commenta Metz. Il 28 ottobre, in occasione del Linux Day, sarà anche presentata la proposta di legge a favore del software libero nella pubblica amministrazione cui stanno lavorando, insieme a Metz, imprenditori, studenti e professori universitari del Friuli.(el.m.)

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