Nuovi indizi sulle origini della degenerazione maculare

È salito a 52 il numero delle variazioni genetiche individuate come responsabili della degenerazione maculare senile (Adm), una delle principali cause di cecità negli over 50. A dimostrarlo è uno studio pubblicato su Nature Genetics dagli esperti dell’International Amd Genomics Consortium. I ricercatori hanno analizzato i geni di più di 33mila persone, servendosi di una complessa analisi computazionale di circa 12 milioni di variazioni genetiche dell’intero genoma umano. La ricerca non solo ha permesso di identificare nuovi bersagli per lo sviluppo di farmaci potenzialmente più efficaci di quelli disponibili fino ad oggi, ma consentirà anche l’utilizzo di test diagnostici predittivi, che individueranno i soggetti a un più altro rischio di contrarre questa patologia.

La Adm è una malattia che causa la morte progressiva delle cellule della macula, una piccola area della retina che ha il compito di mettere a fuoco le immagini. Si presenta in due forme: quella ‘secca’, che consiste nella lenta atrofizzazione delle cellule, e quella ‘umida’ che progredisce più rapidamente, provocando un aumento anomalo dei vasi sanguigni all’interno della macula. In questo secondo caso, il responsabile è un difetto del fattore di crescita Vegf, che stimola lo sviluppo di nuovi vasi, provocando la fuoriuscita di sangue e plasma. I risultati della ricerca hanno identificato, per la prima volta, una rara variazione genetica nella regione vicino al Mmp9, un gene che regola l’attività Vegf, producendo la crescita anomala dei vasi sanguini vicino all’occhio.

Inoltre i ricercatori hanno rilevato dieci variazioni genetiche coinvolte nel mantenimento della matrice extracellulare, la sostanza che fornisce il supporto strutturale alle cellule. Le sue anomalie si presentano spesso nei pazienti con un tipo di Amd ‘umida’ che già dalla fase iniziale si sviluppa senza dare alcun segnale. Se ulteriori studi confermeranno il legame tra l’Amd e i geni della matrice extracellulare, si potranno sviluppare test genetici predittivi e terapie più efficaci per le persone con questo tipo di patologia.

“Finora quasi tutti gli studi hanno analizzato le variazioni più comuni che si manifestano nella popolazione”, ha spiegato Jessica N. Cooke Bailey, una degli autori principali dello studio. “Le nostre tecniche basate sui big data ci hanno permesso di cercare anche le variazioni rare che si verificano, per esempio, in un individuo su mille. Nel mondo della genetica, quelle variazioni genetiche molto rare sono importanti perché aumentano significativamente il rischio di una malattia come la maculopatia negli individui che le manifestano”.

Riferimenti: Nature Genetics doi: 10.1038/ng.3448

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6 Commenti

  1. sono affetta da maculopatia degenerativa secca riconosco le

    cose a 50 cm.

    non ci sono cure solo integratore nutrof-total.

    vorrei aggiornarmi se ci sono novità.

  2. grazie per il vostro impegno nel far conoscere i progressi delle ricerche, seguo molto lo sviluppo dei nuovi sistemi per la cura della maculopatia, avendo in famiglia una persona affetta da questa patologia, che è presente in altri membri della famiglia, ha già fatto l’angiografia per retinite pigmentosa, l’ O.T.C., da cui risulta molto compromessa la capacità visiva, che và in diminuzione. E’ stato fatta anche la fluoroangiografia, da cui risulta una diffusa ed estesa alterazione dell’epitelio pigmentato retinico. Vorrei ci fosse la possibilità di porre rimedio,affrontare questa realtà a 50 anni non è facile. Sarebbe meraviglioso poter essere inseriti nei programmi delle sperimentazioni, e…poter sperare. Grazie per la Vostra cortese attenzione.

  3. Cure x maculopatia pseudovitelliforme ho 72 anni senza nessun problema con esami del sangue ( molto seri ) ottimi , senza problemi di cuore e nessun altro problema Grazie

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