John Skoyles e Dorion SaganIl drago nello specchioL’evoluzione dell’intelligenza umana dal Big Bang al Terzo MillennioSironi, 2003pp.446, euro 19,80Nel 1977, Carl Sagan, astrofisico e straordinario divulgatore, pubblicò un libro, ‘I draghi dell’Eden’. Ora suo figlio Dorion, insieme a John Skoyles, giovane ricercatore della London School of Economics, ne pubblicano un’ideale prosecuzione aggiornata. Già, perché nel campo delle neuroscienze 25 anni non sono pochi. L’ultimo quarto di secolo, infatti, ha vissuto l’esplosione delle tecniche di brain-imaging che hanno permesso di vedere il cervello all’opera e di cominciare a comprendere meglio anatomia e fisiologia dell’intelligenza umana. I risultati di questi progressi vengono illustrati nei primi capitoli del libro: dalla scoperta dei multiformi poteri della corteccia prefrontale, maestro d’orchestra delle facoltà cognitive umane e motore della nostra autonomia rispetto al mondo esterno, al ruolo dell’amigdala nel “colorare” emotivamente le nostre sensazioni all’importanza del cingolato anteriore nel modulare le interazioni sociali. E poi la plasticità neurale: un’acquisizione fondamentale delle ricerche neuroscientifiche degli ultimi decenni, che ci ha aperto gli occhi sulla grande variabilità della “geografia cerebrale”. Il cervello ha infatti una grande capacità di modificare le mappe neurali che controllano le varie parti del nostro corpo, per adattarsi a ciò che accade all’organismo. Ciò gli consente una grande flessibilità nei primi dieci anni di vita e una decisiva capacità di cambiamento lungo tutto il corso dell’esistenza, in modo da minimizzare per esempio l’impatto delle lesioni. Una proprietà sottesa a tutte le facoltà decisive, dalla visione alla memoria.Il cervello umano è il risultato di milioni di anni di evoluzione, di cui porta ancora in sé le tracce più remote. L’attività cerebrale dei dinosauri che circa 65 milioni di anni fa si estinsero lasciando campo libero ai mammiferi è in qualche modo ancora presente in noi: le fasi del sonno Rem per esempio sembrano essere un’eredità del sonno rettile. Di qui lo spunto per il titolo del libro, nell’originale inglese “Up from dragons”, che è anche il nome di un sito (www.upfromdragons.com) (in inglese) nel quale sono riportati brani dell’opera, approfondimenti e contributi critici.Skoyles e Sagan sviluppano nella seconda parte del libro un’analisi della nascita dei legami sociali a partire dai nostri parenti primati. Emerge così il ruolo giocato da quello che i primatologi chiamano fissione-fusione (suddivisione in sottogruppi a composizione variabile nell’ambito di una vita comunitaria più ampia) nel plasmare il cervello umano. Fino a giungere alla genesi del pensiero simbolico, in un confronto a distanza tra Lucy, la nostra celebre progenitrice e Kanzi, uno scimpanzé grazie al quale i primatologi hanno potuto capire molto dell’apprendimento linguistico.Un’esplorazione affascinante lungo la quale capita d’incappare in frasi dal sapore riduzionista quali: “grazie alle neuroscienze, noi siamo per molti versi le prime persone in grado di affrontare la questione di cosa significhi esistere” (p. 275), che, oltre a indurre un sorriso nel lettore filosoficamente accorto, sembrano stridere con la visione “aperta” dell’evoluzione umana che i due autori dichiarano nella prefazione del libro, rifuggendo da posizioni ultradarwiniste o di determinismo genetico. Alcune perplessità suscitano anche i toni trionfalistici che caratterizzano l’ultimo capitolo, dedicato al “cervello del terzo millennio”. Qui viene prefigurato il portentoso sviluppo del “braintech”, l’insieme di strumenti che ci consentiranno di espandere le nostre capacità e agire sul cervello come abbiamo finora fatto per gli altri organi.





