Fritjof Capra The Hidden Connections, A Science for Sustainable LivingHarperCollins, 2002pp. 287, euro 31,63 Negli ultimi anni la questione ambientale ha generato molte riflessioni. I summit di Rio de Janeiro e quello più recente di Johannesburg hanno posto il problema all’attenzione di tutti e in particolare hanno mostrato che la globalizzazione non possiede un meccanismo interno di autoregolazione. Lo sviluppo economico de-regolato è oggi una minaccia per il pianeta Terra e per tutti gli esseri viventi (umani compresi). Queste questioni investono anche i ricercatori, chiamati a sviluppare nuove soluzioni innovative capaci di rendere lo sviluppo economico sostenibile per il pianeta.Fritjiof Capra, famoso per il controverso “Tao della Fisica”, analizza come scienza e tecnologia negli ultimi anni si siano mosse nella direzione dello sviluppo sostenibile. Capra descrive i nuovi modelli di pensiero scientifico e la possibilità di unificare in un unico approccio ecologista lo studio della vita, della mente e della società. Il fisico americano si concentra poi sulle trasformazioni che hanno condotto alla globalizzazione, e su come la scienza possa apportarvi delle correzioni essenziali per renderla ecologicamente sostenibile.È proprio questa seconda parte che merita attenzione. Denunciando il ruolo svolto da Banca Mondiale e Wto, Capra sottolinea l’importanza dei movimenti di Seattle e Praga e della nascita delle Ong. C’è bisogno di una nuova forma di capitalismo naturale, in cui le “regole del gioco” capitalista si adeguino ai principi dell’ecologia. A tale scopo Capra già collabora, come direttore del Centre for Ecoliteracy (Educazione o Divulgazione Ecologica) dell’Università di Berkeley, con università, imprenditori e diverse Ong. L’autore sposa le idee di Gunter Pauli fondatore dello Zeri (Zero Emission Research and Initiatives) che studia i processi produttivi in cui “i rifiuti sono alimenti” (waste equals food). Inoltre indica la necessità di passare da una economia product-oriented a una service-and-flow in cui la produzione delle merci viene sostituita dalla produzione di oggetti assegnati temporaneamente ai consumatori come servizi a pagamento ed eventualmente restituiti per essere riutilizzati. Secondo Capra, le singole discipline scientifiche debbono trasformarsi. L’architettura e la biotecnologia dovrebbero esprimersi in termini di ecodesign e biomimicry, ovvero nella ricerca di strutture architettoniche di basso impatto ecologico e di biotecnologie per l’adozione di nuovi materiali che riproducono a livello molecolare le caratteristiche di materiali esistenti solo in natura. Infine l’uso dell’energia solare e dell’idrogeno come fonti non inquinanti e rinnovabili di energia dovrebbero essere adottate al più presto.Questo testo dimostra che una nuova rete di organizzazioni fatta di centri di ricerca, Ong e imprenditori si sta già muovendo per coordinare e promuovere la ricerca per uno sviluppo sostenibile. Ricerca che non sfugge ai principi del capitalismo contemporaneo perché vende saperi e merci ecologiche. E tuttavia ritiene che proprio l’introduzione di ecologia nel capitalismo possa comportare cambiamenti strutturali. I contorni di tale operazione sono difficili da decifrare e i dubbi certo non mancano. Proprio Johannesburg ha mostrato che la capacità di organismi internazionali e Stati di proporre una autoregolamentazione è fallita. Le “Sette sorelle” aspettano l’esaurimento delle riserve di idrocarburi per rendere operativi i progetti già avviati sulle risorse rinnovabili. Le grandi aziende automobilistiche che pure hanno in programma macchine a idrogeno, le introdurranno solo quando le condizioni del mercato lo permetteranno. La prospettiva ecologista di Capra quindi con il suo bagaglio di agricoltura organica, tecnologie rinnovabili e Zeri non sembra condurre ad alcun cambiamento radicale nell’immediato, ma sembra solo ritagliare una piccola nicchia di mercato (di saperi e di merci ecologiche) dentro un immutato mercato globale. Qualcuno dirà “meglio di niente”, ma veramente basterà questo a salvare il pianeta?





