Perché gli occhi blu non ispirano fiducia

Gli individui con gli occhi chiari sono giudicati meno affidabili di quelli con gli occhi scuri. Ma è soprattutto la forma del viso a influenzare l'opinione delle persone. Lo studio su Plos One

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Le chiamiamo “sensazioni a pelle”, le idee che ci facciamo di una persona senza conoscerla, basandosi per lo più solo sul suo aspetto fisico. Uno studio su Plos One ora suggerisce che, almeno per quel che riguarda la percezione di affidabilità trasmessa da una persona, il colore degli occhi e la forma della faccia giochino un ruolo fondamentale nel veicolare queste sensazioni. Secondo quanto emerge dalla ricerca infatti gli occhi marroni risulterebbero più “degni di fiducia” rispetto a quelli blu, a meno che questi ultimi non facciano bella mostra su un’affidabile faccia larga. 

Per capire quanto pesassero i tratti visivi sulla percezione che le persone danno di sé, i ricercatori della Charles University della Repubblica Ceca hanno chiesto a un gruppo di volontari di classificare una serie di immagini di volti maschili e femminili come più o meno affidabili, basandosi e sul colore dei loro occhi e sulla forma della loro faccia. A prescindere dal sesso, le faccie percepite come più fidate sono risultate essere quelle con gli occhi marroni, e, ma solo per i volti maschili, un viso tondeggiante, grandi labbra e mento.  

Successivamenti i ricercatori hanno continuato l’esperimento mostrando ai partecipanti volti identici ad eccezione del colore degli occhi, per capire quale tra le due caratteristiche (occhi chiari o scuri e fisionomia del viso), fosse più determinante nel veicolare la sensazione di affidabilità. In questo caso nessuna differenza è stata ossevata per quel che riguarda il colore degli occhi, considerati ugualmente fidati. “Sebbene le facce con gli occhi scuri fossero percepite come più affidabili rispetto a quelle con gli occhi blu, non sono solo gli occhi marroni che determinano una più forte sensazione di attendibilità, ma piuttosto le caratteristiche facciali a questi associate”, concludono in proposito gli autori.

Riferimenti: Plos One doi:10.1371/journal.pone.0053285    

Credits immagine: ilexxx/Flickr


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