Peter Higgs si racconta: “La celebrità mi dà fastidio”

Non ha mai inviato una mail, né fatto una chiamata telefonica e navigato su internet. È una persona decisamente fuori dal mondo. Ma, nonostante tutto ciò, l’anno scorso si è aggiudicato il premio Nobel per la fisica, “per la teorizzazione di un meccanismo che contribuisce alla nostra comprensione dell’origine della massa delle particelle subatomiche, e che è stato recentemente confermato dalla scoperta della particella fondamentale prevista, grazie agli esperimenti Atlas e Cms del Large Hadron Collider del Cern”. Parliamo naturalmente di Peter Higgs, lo scienziato britannico (attualmente professore emerito alla University of Edinburgh) che negli anni sessanta scoprì la particella che ora porta il suo nome – e che è stata osservata sperimentalmente solo l’anno scorso.

Oggi, a riflettori ormai spenti, Peter Higgs fa di nuovo parlare di sé. In un’intervista rilasciata al programma The Life Scientific della Bbc Radio 4, infatti, il professore ha ripercorso i giorni della scoperta, svelando alcuni retroscena che, a suo avviso, gli hanno impedito di essere grande protagonista della scienza negli anni successivi (anche se, c’è da ammettere, il gran finale ha riscattato la lunga attesa). Questa la ricostruzione di Higgs: “Era il 1960. Mi trovavo alla prima Scottish Summer School in Physics, e facevo parte della commissione della scuola. C’era un gruppo di studenti che la notte non dormivano per discutere di cose come l’interazione debole o elettromagnetica. Purtroppo, io dovevo lavorare, quindi non sono potuto rimanere con loro. E ho capito solo dopo di essermi perso delle discussioni estremamente interessanti. Non ho potuto conoscere al momento giusto la teoria di Glashow, per esempio”.

Higgs si riferisce a Shelley Glasgow, futuro premio Nobel assieme ad Abdus Salam e Steven Weinberg, che proprio in quel periodo stava mettendo a punto la teoria alla base del Modello Standard, un impianto in cui il bosone di Higgs ha un ruolo fondamentale. Lo scienziato britannico confessa di aver fatto fatica a seguire gli sviluppi successivi del campo a causa di un certo numero di circostanze accidentali: “Dopo quella famosa summer school, in cui mi persi quelle discussioni fondamentali, non riuscii a tenere il passo con le novità che venivano dai lavori di Shelley, Abdul e Steven. Ho iniziato a capirci qualcosa solo negli anni settanta”.

Higgs, tra l’altro, non ha lesinato qualche dettaglio di gossip: “All’inizio degli anni settanta c’è anche stata la fine del mio matrimonio. In quegli anni mi dedicavo solo a studiare e insegnare. Parte del problema”, ha ammesso, “è che quando io e mia moglie ci sposammo lei era convinta che fossi una persona alla mano. Peccato lo fossi solo rispetto alla ricerca e non nella vita sociale”. Sempre negli anni settanta, e forse anche a causa della fine del matrimonio, Higgs si chiuse sempre più in sé stesso:“Nessuno prendeva sul serio quello che stavo facendo. Nessuno voleva lavorare con me: mi ritenevano irascibile e probabilmente un po’ pazzo”.

Infine, Higgs si è lasciato sfuggire alcune curiosità più attuali:“Francamente, la celebrità mi dà un po’ fastidio”. Tanto che, all’annuncio del premio, si rese irreperibile. Molti pensarono che il professore fosse inconsapevole che avrebbe vinto il Nobel, o semplicemente poco interessato. In realtà, era successo esattamente l’opposto. Sapendo che la commissione lo avrebbe chiamato per l’annuncio, era uscito di casa deliberatamente. E chi s’è visto s’è visto.

Via: Wired.it

Credits immagine: Bengt Nyman

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