Piccole molecole contro l’artrite reumatoide

Quando si riceve la diagnosi di una malattia cronica, è difficile raggiungere la consapevolezza del fatto che non si guarirà mai. “Convivere con una malattia per tutta la vita non è facile da accettare”, racconta Alessandra Verducci, presidente di AMaR Umbria, dal 2003 affetta da artrite reumatoide, patologia che interessa circa 1 persona su 200 in Italia e colpisce soprattutto le donne con un rapporto verso gli uomini di 3 a 1. Una condizione invalidante che impatta in modo pesantissimo sulla vita affettiva, sociale, lavorativa. E spesso le difficoltà cominciano ancora prima di ottenere la diagnosi. “Per me è stato un calvario. In Italia non esiste una rete reumatologica adeguata, e i medici di base spesso non sono preparati ad affrontare questo tipo di condizione. Il risultato sono diagnosi errate e terapie scorrette, finché finalmente non si capita nelle mani del medico giusto”.

Verducci è reduce dall‘Eular, il congresso europeo sulle malattie reumatiche, nei giorni scorsi a Roma. Qui gli specialisti, le associazioni dei pazienti e le aziende farmaceutiche si sono incontrati per presentare i progetti in corso, gli studi clinici, le novità della pipeline, e verificare lo stato dell’arte della ricerca del settore. Che procede a grandi passi, sebbene ci siano ancora ampi margini di miglioramento, sia dal punto di vista dell’efficacia che della migliore compliance dei farmaci disponibili. “Negli ultimi anni – commenta per esempio Renato Giannelli, Presidente dell’Associazione Nazionale Malati Reumatici (ANMAR) – ci sono stati importanti sviluppi nel trattamento dell’artrite reumatoide, anche grazie all’impiego di farmaci sempre più efficaci per i casi maggiormente complessi. Tuttavia ci sono ancora molte persone che hanno difficoltà a frenare l’attività della malattia e debbono fare i conti con dolore, rigidità articolare, invalidità e danno articolare progressivo”. La terapia d’elezione per l’artrite reumatoide comprende oggi l’uso di farmaci antinfiammatori non steroidei, farmaci antireumatici modificanti la malattia per via orale (DMARDs), come il metotrexato, e modificatori della risposta biologica iniettabili che hanno come obiettivo mediatori selezionati coinvolti nella patogenesi dell’artrite reumatoide. E tuttavia, aggiunge Luigi Sinigaglia, Responsabile dell’UO di Reumatologia dell’Istituto Ortopedico Gaetano Pini di Milano,“esiste attualmente un limite legato all’impiego dei farmaci biologici poiché molti pazienti falliscono i trattamenti con uno o più farmaci”.

Per questo la ricerca sta sondando altre strade. Una di queste è quella percorsa dalle cosiddette “piccole molecole”, che rappresentano un approccio diverso. Non si tratta infatti, spiega ancora Sinigaglia, di farmaci biologici bensì di inibitori di enzimi intracellulari, un meccanismo d’azione del tutto nuovo. Questo approccio offre diversi vantaggi, il primo dei quali è la modalità di somministrazione orale, molto più semplice rispetto alla somministrazione per via venosa o sottocutanea dei farmaci biologici attualmente impiegati.

Una delle molecole di cui sono stati presentati dati relativi a uno studio di fase III è baricitinib, che secondo le intenzioni dovrebbe arrivare sul mercato nel 2017. Si tratta di una piccola molecola somministrata per via orale che agisce su un target specifico nel processo dell’infiammazione, inibendo un particolare gruppo di enzimi definiti JAK (1 e 2), la cui attività alterata può scatenare il processo infiammatorio e l’attivazione anomala del sistema immunitario.

“Il profilo di sicurezza che emerge dagli studi di Fase III appare estremamente confortante e migliore rispetto ai biologici. I farmaco non determina una risposta immunogenica al contrario dei biologici e, inoltre, è in grado di colpire più bersagli contemporaneamente poiché sfrutta il meccanismo di trasmissione del segnale che è comune a più citochine. Infine – conclude Sinigaglia – l’ultimo vantaggio riguarda i costi, che potenzialmente potrebbero essere inferiori rispetto a quelli delle terapie biologiche”.

1 commento

  1. Il metotrexsato e’ un farmaco usato anche per cure oncologiche? Quali effetti collaterali può causare se usato per curare l’ artrite reumatoide? Quali esami effettuare prima di intraprendere la cura con questo farmaco? Grazie

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