Il placebo funziona anche contro il “mal d’amore”

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(Foto via Pixabay)

Fin dove si può spingere il potere di un placebo? C’è una ricerca, che arriva oggi dalla University of Colorado di Boulder, che ha cercato di capire se l’effetto di questa medicina – che medicina non è – potesse estendersi anche alla sfera emotiva del dolore conseguente alla rottura di una relazione romantica. Ecco cosa ha scoperto.

I ricercatori hanno reclutato 40 volontari, reduci della fine indesiderata di un rapporto nei sei mesi precedenti. Gli scienziati hanno quindi osservato l’attività del loro cervello con la risonanza magnetica per immagini (fMri) mentre guardavano foto dell’ex e veniva chiesto loro di riportare a galla le emozioni legate alla rottura del rapporto. Ai partecipanti però veniva anche mostrata poi la foto di un amico dello stesso sesso, come sorta di controllo, e veniva misurata la loro reazione a uno stimolo doloroso fisico come del calore su un braccio. Terminata questa prima sessione degli esperimenti, i test sono stati ripetuti, ma con una piccola variante sul setting, in cui a tutti veniva somministrato uno spray nasale.

Metà dei volontari sapeva di star assumendo solo una soluzione salina, all’altra metà invece lo spray era stato presentato come un “potente analgesico efficace nel ridurre il dolore emotivo”, riferisce il Cu Boulder Today.

I risultati? Diversi. In primo luogo, analizzando le regioni connesse ai tipi di dolore, emotivo o fisico, i ricercatori hanno notato alcune similitudini nelle aree interessate. Inoltre, il placebo – credere di poter davvero assumere qualcosa che in qualche modo facesse bene – sembrava anche in grado di ridurre sia il dolore fisico che sociale.

Ma c’era di più: il modo di rispondere alla foto del proprio ex cambiava. Nel dettaglio aumentava l’attività della corteccia prefrontale dorsolaterale e della sostanza grigia periacqueduttale, nel mesencefalo – zone correlate nella regolazione delle emozioni, della modulazione del dolore e delle sostanze associate all’umore. Al contempo le aree invece correlate alla sensazione di rifiuto sembravano come calmarsi.

Questi risultati, scrivono i ricercatori sul The Journal of Neuroscience, suggeriscono che il placebo possa ridurre anche lo stress emotivo associato alla rappresentazione affettiva a livello cerebrale. “L’idea attuale è che le aspettative positive possono influenzare l’attività della corteccia prefrontale, la quale di conseguenza influenza i sistemi cerebrali a livello del mesencefalo per produrre sostante oppioidi (endogeni, nda) o risposte alla doopamina (sostanza associata alla sensazione di ricompensa e nella regolazione dell’umore, nda)”, commenta Tor Wager, tra gli autori del paper. “Solo il fatto che si sta facendo qualcosa per se stessi e impegnarsi in qualcosa dà la speranza che questo possa avere un effetto”.

Via: Wired.it

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