Prometto di perderti, la storia di Valeria e Dj Fabo

Gli ho chiesto tante volte se fosse convinto. Gli ripetevo che avrebbe potuto cambiare idea quando voleva, nessuno lo avrebbe giudicato.

«Pensi davvero che io sia così stupido?» mi ha interrotta un giorno mentre, al solito, gli sciorinavo rassicurazioni utili più che altro a rabbonire me.

Ho iniziato ad arrabbiarmi quando gli altri dicevano che lo avrebbe fatto per coerenza, sapevo che era convinto di quanto aveva deciso. Sapevo che la coerenza non c’entrava nulla: il motore di tutto era la sua sofferenza.

«Faresti a cambio con me per una sola settimana?»
«No», gli ho risposto.
«Allora devi aiutarmi».

Solitamente quando si recensisce un libro si fa una breve sinossi della trama, possibilmente evitando di spoilerarla. In questo caso non corro questo rischio: la storia di Dj Fabo la conosciamo tutti. A distanza di circa tre anni dall’incidente automobilistico avuto nel giugno del 2014 che gli ha provocato la completa paralisi e la cecità, Fabo decide di affrontare il suicidio assistito. Al suo fianco, sempre e da sempre, la compagna Valeria. È lei che si rivolge all’Associazione Luca Coscioni, che accoglie la sua richiesta di aiuto e che, grazie anche a Marco Cappato che se ne assume la responsabilità penale, le permette di accompagnare Fabo nel suo ultimo viaggio.

Non entro oltre nel merito di questo argomento perché è sufficiente digitare su un qualsiasi motore di ricerca poche parole per poter approfondire una vicenda che, come per Piergiorgio Welby e Luana Englaro, ha riproposto con forza il tema del fine-vita e il biotestamento, il cui disegno di legge – finalmente – è stato approvato il 20 aprile scorso. Ecco perché, anche solo per il tema del fine-vita, consiglio vivamente la lettura di Prometto di perderti (Baldini + Castoldi, 2018).

prometto perderti

Valeria Imbrogno, Simona Voglino Levy

Prometto di perderti

Baldini + Castoldi, 2018

pp.208, Euro 16,00

È il racconto di una donna forte – e non è mai un caso – che senza il timore del giudizio altrui si è messa a nudo, mostrando tutte le sue debolezze e fragilità. Che, una volta emerse, sono divenute i suoi punti di forza. Una donna tenace, in grado di costruirsi la propria vita con determinazione, non perdendo mai di vista sé e le proprie esigenze e i propri desideri, ma mantenendo sempre uno sguardo attento agli altri. Una donna che ha avuto la capacità di accogliere una sofferenza e un dolore indicibili – che nessuno è in grado di comprendere, forse solo immaginare – e di trasformarli nella speranza e nella possibilità di poterli superare, anche solo affrontandoli insieme ogni giorno. Una donna che ha avuto la forza di accettare la “sconfitta”, mettendo da parte le paure e il senso di colpa con totale generosità e coraggio. Una donna che ha vissuto, donato e amato incondizionatamente. Sempre con grande dignità.

Queste parole sono il mio grazie a lei e a Simona Levy Voglino, bravissima a raccogliere la testimonianza di Valeria e a trasformare una storia così personale e importante in una scrittura efficace, incisiva, mai retorica e soprattutto mai eccessiva di superlativi o inutili metafore. Una scrittura capace di cogliere la verità, l’essenza, di una bellissima storia d’amore e di vita, nel suo essere in un continuo disequilibrio tra gioia e dolore, e trasmetterla al lettore.

L’impatto emotivo di questo memoir è forte e serve un po’ di tempo per metabolizzarlo. Ma quello che si prova dopo è l’urgenza di condividerlo con gli altri. Senza velleità o pretese, semplicemente per testimoniare quanto la sua lettura sia stata intensa, coinvolgente e importante.

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