Quante sono le vittime della guerra in Iraq?

“Operation Iraqi freedom”, ovvero “operazione libertà in Iraq”: così era stata definita l’invasione dell’Iraq nel 2003. L’obiettivo era eliminare le armi di distruzione di massa possedute da Saddam e liberare la popolazione dalla dittatura. Ciò che avrebbe dovuto essere un attacco breve ed efficace, si è in realtà trasformato in uno dei conflitti più sanguinosi del secolo, con un numero enorme di morti. Ma quante sono state esattemente le vittime di questa guerra? Secondo le stime più recenti pubblicate in un articolo su Plos Medicine, nei nove anni di conflitto, dal 2003 al 2011, circa mezzo milione di iracheni hanno perso la vita, con oltre il 60% delle vittime uccise negli scontri armati, e il rimanente 30-40% morto per cause indirette dovute al collasso delle infrastrutture mediche e sociali. Lo studio, guidato dal team di Amy Hagopian dell’Università di Washignton negli Stati Uniti, ha coinvolto diversi centri nord americani, insieme all’Università Mustansiriya di Bagdad e al Ministero della salute iracheno.

Nei loro esperimenti, i ricercatori hanno usato un software commerciale collegato a Google Earth per selezionare a caso 2000 famiglie costituite in media da 5 membri, che vivevano nelle 100 regioni amministrative in cui è suddiviso l’Iraq. Ogni famiglia doveva rispondere a un questionario in cui veniva chiesto il numero di nascite e lutti avvenuti dal 2001 al 2011 e, per ogni membro adulto, quanti fratelli e sorelle erano deceduti in modo violento.

Paragonando il tasso di mortalità ufficiale riportato nei 26 mesi prima della guerra con quello misurato durante il conflitto, gli studiosi hanno calcolato che da marzo 2003 a giugno 2011 il tasso di mortalità era aumentato del 50%, con circa  405,000 “morti in eccesso”, ossia decessi che in assenza di conflitto non sarebbero avvenuti. A questi si aggiungono poi i 56000 morti emigrati, le persone che erano fuggite dall’Iraq ed erano morte all’estero, arrivando a 461000 morti (un valore di cui gli scienziati si dicono piuttosto certi, ma che, basandosi sulle analisi statistiche, potrebbe variare da un minimo di 48000 a un massimo di 751000). La fascia di età più colpita era quella compresa tra 15 e 60 anni, con un numero totale di vittime pari a 376000.

La causa maggiore del numero elevato di “morti in eccesso” erano gli scontri tra le forze della coalizione internazionale e la milizia irachena, ossia bombardamenti, sparatorie, esplosioni e attentati. Tuttavia una percentuale non trascurabile di decessi (intorno al 30%) era attribuibile a cause indirettamente collegate alla guerra, quali il collasso delle infrastrutture sanitarie e sociali e il blocco dei sistemi di trasporto. In pratica, i ricercatori hanno calcolato che per tre persone uccise in modo violento, due morivano per mancanza di cure mediche, cibo o acqua. 

Dall’analisi dettagliata dei dati è stato possibile determinare che il 62% dei casi di morte violenta era attribuibile a ferite da arma da fuoco, il 12% a esplosioni di autobombe e il 9% ad altri tipi di esplosioni. Le forze alleate e la milizia irachena erano responsabili in egual misura dell’elevato numero di uccisioni, con circa il 35% attribuibile alla coalizione guidata dagli americani e il 32% ai sostenitori del regime. Tuttavia le forze irachene avevano colpito soprattutto maschi adulti, mentre la coalizione internazionale soprattutto donne.

Il tasso di mortalità inoltre è risultato variare durante i nove anni di guerra, a seconda dell’intensità degli scontri. Infatti, il numero di decessi era raddoppiato subito dopo l’invasione all’inizio del 2003, per poi stabilizzarsi verso la fine dell’anno, ma era aumentato significativamente nel 2006, quando il conflitto aveva raggiunto un apice di violenza. In questo periodo, il rischio di essere uccisi violentemente era triplicato per gli uomini e aveva subito un aumento del 70% per le donne. Dal 2006 al 2008 il numero di vittime si era ridotto, ma nel 2011 era nuovamente aumentato.

Diversi studi hanno cercato di calcolare il numero di vittime causate dalla guerra in Iraq (vedi per esempio “Il mistero delle vittime” o “Armi diverse, vittime diverse“), ma finora i risultati sono stati piuttosto controversi e incerti. L’approccio metodologico usato da Hagopian e i suoi collaboratori è molto più accurato rispetto a quelli precedenti sia per quanto riguarda il campionamento degli individui che hanno partecipato al sondaggio sia per la quantità di dati raccolti. Per questo motivo, secondo l’autrice, “questo è il primo studio che stima il numero totale di decessi dovuti direttamente o indirettamente alla guerra dal 2003 al 2011 su un campione rappresentativo della popolazione irachena. I risultati di questo tipo di analisi, sebbene non matematicamente certi, sono molto importanti e potrebbero permettere ai governi e agli organismi politici internazionali di calcolare in maniera più precisa il costo effettivo di un conflitto in termine di vite umane”.

Riferimenti: Plos Medicine doi:10.1371/journal.pmed.1001533 

Credits immagine: Patrick the Smith/Flickr