Riforma, blitz della Moratti

Via libera alla riforma dell’Università. Dopo tre giorni di discussione, infatti, con 160 voti favorevoli e 7 contrari il Senato ha votato la fiducia al governo sul disegno di legge delega del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur) Letizia Moratti che andrà a riordinare lo stato giuridico e il reclutamento dei professori universitari. Il testo torna così alla Camera, dove dovrebbe essere approvato entro ottobre. Ma il suo iter legislativo è stato quanto mai “sui generis”. La riforma, infatti, è arrivata direttamente in aula senza essere discussa nelle Commissioni Cultura e Bilancio del Senato, decisione che ha scatenato le ire delle associazioni dei docenti e dei ricercatori già prima dell’inizio dei lavori in aula. Ma non finisce qui. Un giorno prima della votazione finale, proprio mentre davanti a Palazzo Madama si svolgeva un sit-in di protesta, il governo ha annunciato la presentazione di un maxi-emendamento che avrebbe fatto decadere il testo approvato dalla Camera e gli 800 emendamenti presentati dai gruppi di opposizione. Un vero e proprio blitz, insomma, accolto con scontri di piazza tra manifestanti e forze dell’ordine e polemiche tra maggioranza e opposizione. Anche la Conferenza dei rettori Universitari (Crui), finora rimasta ai margini della protesta, ha manifestato sconcerto per la procedura adottata “nel tentativo di approvare frettolosamente la riforma”. Ma alla fine, nella giornata conclusiva dei lavori, mentre l’opposizione abbandonava l’aula definendo quello della Moratti “un colpo di mano” e un “insulto alla democrazia”, è arrivata la fiducia del Senato. Ma il testo, secondo le associazioni di categoria, non fa altro mantenere nella sostanza l’impianto ed i contenuti originari del ddl Moratti: ricercatori sostituiti dai co.co.co., ritorno ai concorsi nazionali, aumento delle ore dedicate alla didattica e ruolo dei ricercatori ad esaurimento. “Un progetto incentrato sulla precarizzazione del ruolo della docenza”, si legge in un comunicato congiunto delle associazioni di docenti e ricercatori, “cui si aggiunge un vero e proprio schiaffo alle aspettative dei ricercatori tramite il conferimento del titolo di professore aggregato, che configura un vero e proprio smantellamento dell’università pubblica”. Qualche novità, però, esiste. Accogliendo alcune modifiche richieste da esponenti della stessa maggioranza, il maxi-emendamento consente alle facoltà di assumere ricercatori a tempo indeterminato fino al 2013, rinviando quindi di otto anni la soppressione del ruolo. E nei giudizi di idoneità per professore associato prevede una quota di posti aggiuntiva pari al 15 per cento, una specie di riserva di cui beneficeranno anche i ricercatori. Questo però non placa il malcontento di docenti e ricercatori, convinti che queste misure saranno in parte vanificate dalla mancanza di risorse. “Il ddl non ha copertura finanziaria e non risponde alle esigenze delle università, soprattutto sul fronte dei giovani, della valutazione e della ricerca”, ha dichiarato Maria Chiara Acciarini, capogruppo Ds nella commissione Istruzione, intervenendo nell’aula del Senato. “Alla commissione Istruzione non è stata data la possibilità di lavorare. Il parere della commissione Bilancio è arrivato nell’ultimo giorno utile. Eppure contiene osservazioni che non si possono ignorare”. Letizia Moratti ha risposto alle critiche dell’opposizione difendendo la sua riforma: “Il provvedimento metterà in cattedra i migliori. Con questi meccanismi l’università avrà più selezione e più merito. Quello che cambia è che si danno più opportunità ai giovani attraverso i contratti e ai ricercatori di accedere ai ruoli della docenza universitaria. Attraverso il concorso nazionale finalmente andranno in cattedra veramente solo i migliori e spariranno le clientele”. Ora il mondo dell’Università promette un ottobre caldo. Le associazioni hanno promosso per la settimana dal 10 al 15 ottobre il blocco di ogni attività. Sul piede di battaglia anche la Crui, che ha chiesto un incontro con il presidente della Camera Pierferdinando Casini in vista del ritorno del ddl a Montecitorio, mentre l’opposizione ha annunciato di aver presentato per la discussione alla Camera circa 600 emendamenti, con tre pregiudiziali: una di costituzionalità, una di merito e una per la richiesta di sospensiva.

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