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Salute e sicurezza economica, le priorità dei giovani italiani

C’è una generazione in Italia che non sogna la rivoluzione, ma rivendica certezze minime e dignità. Che cerca stabilità e pensa sostenibile, che è attenta a fare la differenziata e a mangiare sano, ma si preoccupa dei soldi e della salute, molto più delle precedenti generazioni. Sono giovani concreti, che credono nella necessità di un mondo sostenibile a partire dai grandi temi sociali: “la sconfitta della povertà” e “salute e benessere per tutti”.

I giovani e la percezione del futuro

È quanto emerge dal secondo rapporto della società di ricerca Eikon, “Sostenibilità: i giovani e la percezione del futuro” (Franco Angeli), che ha intervistato 2.000 giovani tra i 16 e i 34 anni, la più ampia indagine mai realizzata in Italia su questa fascia di popolazione. Il 45% indica la sicurezza economica come priorità assoluta, seguita dalla salute (44%): segni di una generazione che cerca controllo in un mondo percepito come incerto: “Pur senza riferimenti espliciti al Covid-19, emerge un senso di vulnerabilità che si riflette sul corpo – spiega Enrico Pozzi, docente di Sociologia all’Università di Roma La Sapienza, direttore della rivista “Il Corpo” e CEO di Eikon SC – come una sorta di ipocondria collettiva, espressione di un disagio più ampio. La pandemia ha lasciato in eredità una consapevolezza nuova, ma anche la necessità di ridefinire il concetto di benessere: non più solo assenza di malattia, ma equilibrio tra corpo, mente e futuro”.

Il mito del posto fisso

A proposito di futuro. Il mito del “posto fisso” torna, non per conformismo, ma per sopravvivenza. Il sogno del lavoro come realizzazione personale cede il passo alla richiesta di un contratto stabile e solo il 15% spera in un impiego coerente con gli studi. Lo smart working è apprezzato (53%), ma vissuto con ambivalenza: favorisce autonomia, ma anche isolamento. “L’atomizzazione professionale”, come la definisce il sociologo Pozzi “rischia di rafforzare un individualismo che spezza il senso di comunità”. I giovani si percepiscono soli, disgregati. Un dato che si riflette anche nella mancanza di identità di gruppo e nella fragilità del “sogno italiano”: il 39% si dice pronto a espatriare. Oppure sognano una famiglia tradizionale: coppia eterosessuale con due bambini (28%) o almeno un figlio (24%).

Sfiducia nelle istituzioni

Le istituzioni pubbliche – che dovrebbero guidare il cambiamento – sono il fanalino di coda nella scala di fiducia dei più giovani: il 78% accusa la politica di immobilismo sul fronte lavoro e di ignorare l’occupazione giovanile; inoltre il 63% non vede impegni credibili nella transizione ecologica, la sostenibilità, temono i giovani, rischia di ridursi a una strategia di marketing.

La sostenibilità per i giovani

I giovani intervistati mostrano di conoscere i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile 2030 dell’ONU. La sostenibilità non è solo questione di raccolta differenziata o pannelli solari – questa è una visione che nelle giovani generazioni è più chiara che tra gli adulti – ma è una visione globale di equità sociale, che include uguaglianza, rispetto della diversità, salute e accesso alle cure per tutti, condizioni di vita e di lavoro dignitose. L’ambiente resta un valore, ma perde centralità emotiva: il 72% presta attenzione allo spreco d’acqua, mentre il 60% si dice realmente coinvolto in pratiche quotidiane ecosostenibili. La raccolta differenziata è praticata, i trasporti sostenibili no.

Sì al nucleare

Sorprende il dato sul nucleare: il 56% lo ritiene una fonte “green”. Un’inversione di rotta storica rispetto alle generazioni passate. “L’ambiente resta un valore alto, ma si fa strada una consapevolezza pragmatica: senza politiche solide, percorsi formativi coerenti e role model adulti credibili, l’ecologia rischia di diventare solo un’etichetta. Eppure, la spinta non è esaurita. La sostenibilità sociale – più concreta, più vicina alla vita quotidiana – si afferma come catalizzatore di nuovo impegno. Forse è da lì che anche l’ambientalismo può ripartire: parlando di lavoro, disuguaglianze, sicurezza e giustizia generazionale”, conclude Pozzi.

Credits immagine: Tanya Prodaan su Unsplash

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