Sardegna, le ragioni di un disastro

Abbiamo fatto parecchio male al nostro pianeta. E la natura ci sta facendo pagare il conto. Che, putroppo, potrebbe essere più salato di quanto si possa immaginare. Le recenti catastrofi nelle Filippine e in Sardegna non sono che la punta dell’iceberg: come hanno dichiarato recentemente gli esperti dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, infatti, il cambiamento climatico in atto – dovuto quasi esclusivamente alle attività antropiche sul pianeta – porterà inevitabilmente all’aumento della frequenza di eventi estremi come quelli appena avvenuti. Ed è quindi più urgente che mai prendere provvedimenti per invertire la tendenza. Stanno provando a farlo, come vi abbiamo raccontato, i rappresentanti di 195 nazioni, riuniti in questi giorni a Varsavia per il Cop19, un meeting che dovrebbe rafforzare gli impegni presi a  Copenaghen nel 2009 e spianare la strada per la ratificazione di un nuovo trattato globale, da siglare a Parigi nel giro di due anni. 

I punti critici su cui stanno discutendo gli esperti riguardano in particolar modo il riscaldamento globale, che – pur avendo avuto una piccola battuta d’arresto a partire dal 1998, ancora oggetto di dibattito nella comunità scientifica – sta provocando e continuerà a provocare una serie di eventi estremi sempre più frequenti e diffusi: scioglimento dei ghiacciai e innalzamento del livello degli oceaniprecipitazioni più abbondanti (perché, con l’aumento della temperatura, aumenta anche la capacità dell’atmosfera di immagazzinare acqua) e desertificazione sempre più diffusa. Uno scenario per niente confortante: “Il cambiamento climatico in atto”, racconta a Wired.it Paola Mercogliano, ricercatrice della divisione Impatti sul Suolo e sulle Coste (Isc) del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc), “sta allargando gli eventi estremi a livello globale: ci saranno sempre più zone esposte alla pioggia e alle desertificazioni”. 

Preso atto di questo, comunque, bisognerebbe agire su due fronti. A livello globale, anzitutto, è necessario che le autorità prendano gli opportuni provvedimenti per ridurre le emissioni di gas serra nell’atmosfera, limitare la deforestazione e avviare un sistema industriale più ecosostenibile di quello attuale – quello di cui si stanno occupando, per l’appunto, gli esperti riuniti a Varsavia. “Ma dinamiche altrettanto interessanti”, continua Mercogliano, “sono quelle che avvengono a livello locale”. Per i quali è meno immediato trovare un’evidenza e un collegamento diretti con i cambiamenti climatici in atto, ma che comunque, come già detto, sono destinati globalmente ad aumentare. E il cui impatto è intrinsecamente legato, oltre al clima, anche alle particolari condizioni del territorio ove avvengono. La Sardegna, per esempio, tanto per citare il caso più recente. “L’Italia è un paese molto complicato dal punto di vista idrogeologico. E il Mediterraneo è un hot spot del cambiamento climatico. Dai nostri modelli, sappiamo che nei prossimi cento anni ci sarà un aumento delle piogge invernali e una diminuzione delle piogge estive e di mezza stagione”. 

In Sardegna, spiega Mercogliano, è avvenuto certamente un evento straordinario, perché sono caduti 400 mm di pioggia in poche ore – la media annuale è di 1100 mm, tanto per avere un’idea – ma non si tratta di una dinamica particolarmente anomala rispetto ai cambiamenti climatici in atto. “Gli eventi eccezionali sono avvenuti, in effetti, sempre in questo periodo – la cosiddetta stagione delle alluvioni. Se fossero cadute piogge così forti in un altro periodo dell’anno, si sarebbe trattato di un evento molto più anomalo”, dice la ricercatrice. Ciò premesso, aggiunge che “si tratta comunque di un evento non completamente spiegabile alla luce della climatologia attuale”. Probabilmente il cambiamento climatico ci ha messo lo zampino, anche se “non può e non deve essere presentata come l’unica spiegazione”, mette in guardia Mercogliano. Perché per prevenire gli impatti di un evento del genere è importante anche valutare come risponde il territorio: “I nostri studi evidenziano che talvolta un suolo abbandonato o incendiato ha lo stesso effetto del cambiamento climatico in termini delle conseguenze di eventi del genere. A parità di pioggia, reagisce molto peggio di un terreno in buone condizioni. E quindi i danni sono molto peggiori”. Come è purtroppo avvenuto in Sardegna. Alle politiche globali, dunque, è assolutamente necessario affiancare una policy incentrata sul territorio e “mettere in atto le misure adeguate rispetto al rischio di ogni singola zona”. 

Via: Wired.it

Credits immagine: Zellaby/Flickr

4 Commenti

  1. Non capisco perché si debba parlare di “evento non completamente spiegabile”..Quello che ha colpito la Sardegna è un ciclone nel senso classico del termine (un centro di bassa pressione in quota e al suolo, circondato da un’area di alta pressione). In termini di energia scaricata si tratta di un ciclone ibrido, cioè una via di mezzo tra ciclone tropicale ed extratropicale, già descritti per il Mediterraneo un sacco di volte. Unica particolarità il temporale, detto V-Shared, che si sviluppa quando è favorevole la conformazione del territorio e così tende a scaricare la sua energia in un’area relativamente limitata. In Italia si verificano frequentemente (Liguria, Calabria, Toscana e in varie zone dell’Appennino). Per cui nulla di eccezionale. Poi la situazione delle città sarde la conosciamo. Olbia era piena di torrenti un tempo, ora tombati, e purtroppo i quartieri più colpiti sono proprio quelli dove questi fiumi scorrevano. La responsabilità umana è totale, si continua in tutta italia a cementificare, ad arginare e rettificare grandi e piccoli corsi d’acqua che poi, inevitabilmente, si trasformano in fiumi impetuosi e pericolosissimi.

  2. Concordo appieno con Giovanni.
    Ho osservato la morfologia del territorio sardo nei pressi di Olbia sulle mappe di Istella ed effettivamente le zone più colpite sono quelle dove 50 anni fa c’erano linee di impluvio, canali etc.
    Sono stato anche sul sito del comune di Olbia e ho scoperto che è stato pubblicato il PRG (non tutte le tavole sono correttamente linkate) che tratta quelle aree a tutti gli effetti come “residenziali” (come ormai sono diventate). Non ho trovato un eventuale PdF (piano di fabbricazione) e le centinaia di deroghe e/o condoni a cui sicuramente sarà andato incontro.

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