Sesso, i più moderni sono gli scimpanzé

Se pensavate che l’essere umano fosse la specie più “moderna” in fatto di sesso, è tempo di ricredervi. Non solo i nostri parenti più stretti, gli scimpanzé, sono ben più libertini di noi, ma se si parla di comportamenti sessuali, sono anche molto più “evoluti”. Questa almeno è la teoria che Michael Jensen-Seaman e Scott Hergenrother, ricercatori della Duquesne University, hanno presentato durante il meeting annuale della Society for Molecular Biology and Evolution, tenutosi recentemente a Chicago.

I due scienziati sarebbero arrivati a questa conclusione studiando un enzima, chiamato Acpp, che ha il compito di ritardare la coagulazione dello sperma. La maggior presenza dell’enzima nel seme della nostra specie dimostrerebbe infatti che le nostre abitudini sessuali, in cui prevale la formazione di rapporti monogami, sono evolutivamente più antiche di quelle degli scimpanzé.

La domanda da cui sono partiti Jensen-Seaman e Hergenrother è puramente accademica: quali erano le abitudini sessuali dell’ultimo antenato comune che condividiamo con le grandi scimmie? Rispondere non è banale, perché tra i suoi discendenti esistono comportamenti sessuali molto variabili. Se nei gorilla, ad esempio, un solo maschio sessualmente attivo si accoppia con tutte le femmine del branco, i costumi degli scimpanzé sono invece ben più liberali, con tutti i maschi e le femmine sessualmente attivi che hanno diritto di accoppiarsi tra loro. In questo panorama, gli esseri umani si situano più o meno nel mezzo: mostrano infatti una certa varietà di comportamenti sessuali, ma a prevalere è però la formazione di coppie monogame.

In cerca di una risposta al loro quesito, i due ricercatori americani hanno volto l’attenzione agli apparati riproduttivi delle scimmie e degli esseri umani. Tra questi gli scimpanzé si distinguono per una particolarità: i maschi di questa specie producono infatti dello sperma particolarmente denso, che tende a coagularsi e formare una sorta di tappo all’interno del tratto genitale femminile. Si tratta di un adattamento sviluppato per bloccare lo sperma dei rivali, e incrementare così le chance riproduttive del primo maschio che riesce a copulare con una determinata femmina. Un adattamento, hanno ragionato i due ricercatori, perfetto per una società in cui più maschi hanno accesso alla riproduzione con le stesse femmine, come è quella degli scimpanzé.

Non restava dunque che scoprire se gli scimpanzé avessero ereditato il loro denso sperma dall’antenato comune, nel qual caso anche lui avrebbe dovuto avere una società priva di rapporti monogamici, o se invece si trattasse di un adattamento successivo. La densità dello sperma dipende dalla presenza dell’enzima Acpp, che ha l’effetto di ritardare la coagulazione e impedire la formazione di tappi. Analizzando lo sperma umano, gli scienziati hanno scoperto che la quantità di enzima presente era quattro volte superiore rispetto a quella presente nello sperma degli scimpanzé. Tra esseri umani e scimpanzé, chi ha ereditato però la densità del suo sperma dall’antenato comune?

La risposta alla fine è arrivata dai gorilla. L’antenato che abbiamo in comune con loro, infatti, si è separato dal nostro ramo evolutivo qualche milione di anni prima di quello che ci lega agli scimpanzé. Studiare le loro caratteristiche offre quindi un indizio su quali fossero quelle del famoso antenato. Le analisi di Jensen-Seaman e Hergenrother hanno stabilito infine che il meccanismo genetico che regola la produzione dell’Accp nei gorilla è più simile a quello umano piuttosto che a quello degli scimpanzé, suggerendo dunque che lo stesso succedesse anche nell’antenato comune.

“Sembrerebbe che i comportamenti sessuali degli scimpanzé siano un adattamento successivo alla separazione della loro specie dal nostro antenato comune”, commenta Jensen-Seaman al NewScientist. La liberazione dei costumi sarebbe dunque una conquista recente nel nostro ramo evolutivo, a cui, geneticamente, la nostra specie non è ancora arrivata.

Riferimenti: Society for Molecular Biology and Evolution

Credits immagine: Valerie Ucumari/Flickr

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