Solar Impulse, l’aereo solare visto da vicino

A vederlo nell’hangar 117 dell’aeroporto di Zaventem, nei pressi di Bruxelles, ciò che stupisce dell’aereo ecologico Solar Impulse HB-SIA è l’enorme apertura alare, simile a quella di un Airbus A340. Oltre 63 metri di ali ricoperte da celle solari, che si dipanano da una fusoliera esilissima, e che fanno venire in mente una libellula gigante. Come prima cosa ci si chiede “come si può volare per 26 ore consecutive chiusi lì dentro?”. Eppure è successo e, fatto ancora più straordinario, sfruttando la sola energia del Sole: l’8 luglio 2010 questo aereo, per la prima volta nella storia, ha volato nei cieli della Svizzera anche in notturna senza bisogno di carburante. Nella mente dei suoi ideatori, Bertrand Piccard e Andrè Borschberg, il viaggio doveva dimostrare le enormi potenzialità delle energie rinnovabili e aprire la strada a nuove sfide. E, infatti, il 13 maggio scorso il prototipo ha lasciato per la prima volta il territorio elvetico per raggiungere, dopo circa 13 ore, Bruxelles. Dove è atterrato giusto in tempo per la Green Week (24-27 maggio), la conferenza annuale sulla politica ambientale europea. Il prossimo obiettivo, molto più ambizioso e da realizzare entro il 2014 con un secondo prototipo, è il giro del mondo in tappe, sia diurne che notturne. 

Frutto del lavoro di tecnici, ingegneri e fisici impegnati dal 2003 nella progettazione e nelle simulazioni di volo, l’eco-aereo è un concentrato di innovazione e tecnologia. Nonostante la grande apertura alare, necessaria per aumentare la superficie ricoperta di pannelli solari, HB-SIA è super-leggero grazie ai materiali in fibra di carbonio: pesa 1.600 chilogrammi, quanto una berlina, per intenderci. Il prototipo è stato progettato per massimizzare le performance aerodinamiche e ottimizzare l’accumulo di energia. È ricoperto da 12 mila celle in silicio monocristallino, la maggior parte delle quali (più di 10 mila) si trova sulle ali, mentre la restante parte è sulla coda. Sotto le ali si trovano quattro navicelle, ciascuna contenente un insieme di batterie ai polimeri di litio, che pesano in tutto 400 chili (un quarto del peso totale dell’aereo), un motore da 10 cavalli e un’elica a due pale. L’energia solare assorbita dalle celle serve in parte ad alimentare i motori e in parte a ricaricare le batterie, in modo da garantire l’autonomia di volo durante la notte. Con i 200 metri quadrati di celle fotovoltaiche e il 12 per cento di efficienza della catena propulsiva, i quattro motori raggiungono in media la potenza di 6 kilowatt, l’equivalente di quella di uno scooter.  

“Solar Impulse non è stato costruito per trasportare passeggeri, ma messaggi”, ha spiegato in conferenza lo svizzero Bertrand Piccard, già noto alle cronache per aver fatto il giro del mondo in mongolfiera senza scalo, e figlio d’arte in fatto di primati (suo padre Jacques fu il primo a percorrere la fossa delle Marianne in batiscafo). “Vogliamo mostrare cosa si può ottenere usando le tecnologie pulite. Se promosse su vasta scala dai governi, queste possono ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili”. Solar Impulse, quindi, vuole essere un esempio e uno stimolo per promuovere politiche ambientali ed energetiche più coraggiose e improntate allo ‘using less, live better‘, che è stato il motto di questa Green Week. Sul sito del progetto è possibile diventare sostenitori dell’iniziativa adottando una cella solare dell’aereo, oppure facendo scrivere il proprio nome sulla fusoliera. Intanto, il lavoro del team continua. I risultati ottenuti finora serviranno per progettare la seconda versione del monoposto, HB –SIB: l’impresa del suo giro del mondo prevede cinque scali con l’avvicendamento dei piloti, ognuno dei quali sarà impegnato in volo dai tre ai quattro giorni.

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