Spazio ai privati

Era la notte fra il 4 e il 5 ottobre di 50 anni fa quando un satellite artificiale andò in orbita per la prima volta nella storia. E probabilmente nessuna delle persone che assistette dal cosmodromo di Baikonur (Kazakistan) alla partenza dello Sputnik avrebbe potuto pensare che nel 2007 a contribuire alle missioni spaziali sarebbe stata un’azienda produttrice di software per la ricerca di documenti digitali all’interno del più grande archivio del pianeta: Internet.

Già, perché Google nelle scorse settimane si tuffata nella corsa allo Spazio. Come? Istituendo un premio (riservato solo a privati e a organizzazioni non governative) per chi arriverà per primo sulla Luna entro il 2012. In particolare, il colosso di Mountain View – che ha organizzato il premio in collaborazione con la X Prize Foundation, una non-profit di Saint Louis (Missouri, Usa), nata proprio per incentivare l’innovazione tecnologica – mette in palio 30 milioni di dollari. Questa somma sarà suddivisa in un primo premio di 20 milioni, in un secondo premio di cinque milioni e in cinque di premi in bonus. Per vincere il primo premio, un team dovrà riuscire a far atterrare sulla Luna un’astronave finanziata con mezzi privati, a esplorarne la superficie per almeno 500 metri e a trasmettere sulla Terra uno specifico pacchetto di video, immagini e altri dati. Il primo premio avrà un importo di 20 milioni di dollari fino al 31 dicembre 2012, dopo di che scenderà a 15 milioni di dollari fino al 31 dicembre 2014. A quel punto la competizione verrà conclusa, salvo prolungamento per decisione di Google e della X Prize Foundation. Per vincere il secondo premio, un team dovrà riuscire a far atterrare la propria astronave sulla Luna, a compiere un’esplorazione e a trasmettere dati sulla Terra. Il secondo premio sarà disponibile fino al 31 dicembre 2014. A quel punto la competizione verrà conclusa, salvo prolungamento per decisione di Google e della X Prize Foundation.

“Google Lunar X Prize si rivolge a imprenditori, scienziati e appassionati di tutto il mondo chiedendo che ci riportino nuovamente sulla superficie della Luna ed esplorino questo ambiente a beneficio di tutta l’umanità”, ha affermato Peter H. Diamandis, presidente e Ceo della X Prize Foundation. “Siamo sicuri che, con il contributo di team provenienti da tutto il mondo, sarà possibile sviluppare una nuova tecnologia robotica e di presenza virtuale che ridurrà drasticamente i costi dell’esplorazione spaziale. Il fatto che Google abbia deciso di finanziare la competizione e di utilizzare il proprio marchio anche nel titolo è la testimonianza del nostro impulso verso l’innovazione radicale e la partecipazione globale. Attraverso la collaborazione con il team Google ci auguriamo di riuscire a portare questa storica corsa privata allo spazio in ogni casa e in ogni aula di scuola. L’obiettivo è stimolare l’immaginazione di bambini e ragazzi di tutto il mondo”.

Google non è certo l’unico privato a voler investire nelle missioni spaziali. “Ed è un bene”, spiega a Galileo Giovanni Fabrizio Bignami, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, “perché il capitale più importante per la ricerca spaziale sono le idee. In questo modo si può allargare la base di persone che pensa alle missioni”. A patto però che i progetti siano chiari, ben definiti e con un intento di innovare e non speculare. “Guardi per esempio quello che è successo con Galileo (sistema di navigazione satellitare alternativo al Gps statunitense, ndr.) dove ci si è fidato troppo dei privati e abbiamo perso un anno e mezzo prima di procedere con i lavori”, prosegue Bignami.

Ecco perché il presidente dell’Asi è scettico rispetto ai progetti di turismo spaziale (anche quelli pubblici): “Non credo dureranno nel lungo periodo. Al momento il paese più avanti di tutti in questo settore è la Russia: ma quante persone ci sono nel mondo con l’intenzione di spendere 20 milioni di dollari, vivere sei mesi in Russia e poi farsi un giro di poche ore intorno alla Terra?”.

Oltre ai progetti di turismo russi ci sono poi quelli di imprenditori privati come la Virgin Galactic di Richard Branson o la Blue Origin del papà di Amazon Jeff Bezos. Ma il rischio di speculazioni in questo campo è molto alto. Tantissime infatti le aziende che nascono, ottengono finanziamenti, e poi muoiono perché incapaci di portare a termine i loro progetti. Negli ultimi mesi le due realtà che si sono più esposte sono la Bigelow Aerospace di Las Vegas che ha annunciato la Sundancer che dovrebbe essere la prima stazione spaziale privata di sempre. L’obiettivo è quello di iniziare a lanciare le componenti in orbita entro il 2010 e di costruire un albergo per soli turisti. Stessa mission ce l’ha la Galactic Suite di Barcellona. Che entro il 2012 vuole mettere in orbita un hotel con tre camere (quattro milioni di euro per un soggiorno di 72 ore). Ce la farà?