Paul Seabright
In compagnia degli estranei. Una storia naturale della vita economica
Codice Edizioni, 2005
pp.377, euro 28,00
Chi sono gli estranei da cui prende il nome il libro? Sono tutte le persone con cui cooperiamo ogni giorno: i commercianti, chi fa funzionare i servizi essenziali, il portiere del condominio. Persone con cui non abbiamo geni comuni da diffondere, ma ai quali inspiegabilmente affidiamo compiti fondamentali per la nostra sopravvivenza, come il procacciare cibo o garantire la sicurezza della nostra famiglia.
Paul Seabright, un economista che lavora in Francia, ci racconta come si è evoluta storicamente questa cooperazione, mettendo particolarmente l’accento sull’importanza di una forma invariante di merce di scambio – il denaro – che riesce a far sì che gli scambi continuino nonostante l’egoismo degli umani. Nasce da ciò quello che secondo Seabright è un piccolo miracolo quotidiano: uscire di casa e di punto in bianco poter decidere di comprare una camicia o un pezzo di pane. Senza preavviso per nessuno, possiamo trovare le cose che desideriamo. Il merito per l’autore va ascritto al liberalismo (e al capitalismo, quindi, anche se Seabright sembra avere pudore a usare questa parola), che riesce a rendere efficiente la distribuzione delle risorse quando queste vengono rese merci. Dunque, la mercificazione fa sì che l’efficienza del sistema aumenti, attraverso la sovrapposizione di tante “visioni tunnel”, cioè la limitata prospettiva che ognuno di noi ha sul mondo: vediamo solo una piccola parte del sistema, ma cooperiamo comunque a un’impresa più grande che in genere non conosciamo.
Da un punto di vista molto parziale, Seabright ha certo ragione: noi viviamo bene, un mondo ricco, comodo, abbondante di cibo e bevande. Tuttavia, non sembra essere basato sulla cooperazione, anzi. Esso si è storicamente fondato, e si fonda ancora, sulla coercizione e lo sfruttamento. Lo sfruttamento del restante ottanta per cento di popolazione mondiale che non può arrivare a svilupparsi quanto il primo mondo ricco. I quattro miliardi e passa di persone che non possono avere una camicia quando vogliono, e le centinaia di milioni che non hanno accesso all’acqua potabile. Lo sfruttamento delle risorse del pianeta, ovunque esse si trovassero. E l’efficiente sistema liberale ha prodotto danni notevoli per permetterci di fare shopping.Noi possiamo comprare camicie ogni giorno: ma se ognuno di noi smettesse di comprare camicie superflue, comprandone – diciamo – una all’anno e non di più, allora il comparto tessile collasserebbe. Viceversa, se tutto il mondo – sei miliardi di persone – comprasse camicie superflue (diciamo tre all’anno), collasserebbe il pianeta.
La prospettiva “naturalistica” di Seabright mette in luce le caratteristiche biologiche umane che hanno reso possibile l’economia moderna. La trattazione è molto scorrevole e anche divertente, spazia in tutti i campi del sapere, cercando di produrre un quadro coerente dell’evoluzione della società capitalista di tipo occidentale. Tuttavia, oltre a qualche piccola imprecisione sparsa qua e là, il libro sembra portare con sé un senso di necessità, di ineluttabilità biologica. Sembra voler dire che questo è il migliore dei mondi possibili, mettendo quindi da parte non solo i problemi ambientali e di sfruttamento, ma anche i temi culturali svolti dalle diverse società umane in giro per il mondo. Ciò che emerge è quindi un tentativo di legittimare questo sistema economico e le sue diseguaglianze, una giustificazione biologista a una società che pian piano sta distruggendo la sua stessa biologia.





