Il pesce gatto nebuloso in Nord America soffre di una forma di cancro trasmissibile, vale a dire che può essere passata da un individuo all’altro. Si tratta del melanoma, che diventa così il quarto caso di tumore trasmissibile noto nel regno animale, il primo in una specie di pesce. A raccontare come si è arrivati alla scoperta, e le sue implicazioni, è un team di ricercatori statunitensi che fa capo all’Università del Vermont, sulle pagine di Nature.
Una trasmissione tra pesci
Al centro dello studio ci sono gli insoliti casi di melanoma osservati a partire dai primi anni Duemila nei pesci gatto (Ameiurus nebulosus) del lago Memphremagog, tra gli Usa e il Canada. Insoliti perché, anche se dei melanomi possono insorgere in questi animali, scrivono gli autori, la loro incidenza in questo lago era insolitamente alta. Nel 2015, secondo quanto riportato, circa il 30% di questi pesci in questo lago presentava melanoma. L’ipotesi dunque era che dovesse esserci qualcosa dietro la comparsa di tutti quei casi di melanoma. Quel qualcosa, come indicavano già le prime analisi dei campioni di tumori e dei pesci, era il tumore stesso, che si trasmetteva di pesce in pesce. Nel nuovo studio i ricercatori hanno approfondito proprio questa ipotesi, arrivando a confermare la natura trasmissibile del tumore, come un vero e proprio “parassita contagioso”, scrivono.
Pesci, molluschi ma anche cani
A convincersi che i pesci soffrivano di una malattia contagiosa, del tipo di quelle già osservate nei diavoli della Tasmania, o nei cani e in alcuni molluschi, sono state le analisi genetiche approfondite condotte dai ricercatori. Sia quelle mirate a trovare traccia di microrganismi, come virus oncogeni e batteri, sia quelle volte a comprendere meglio la natura delle cellule malate. Le prime hanno dato esito negativo: nei tumori non sono state trovate tracce di microrganismi che potessero favorire l’insorgenza di quei tumori, spiegano gli esperti, ma sono invece stati trovati diversi indizi a sostegno dell’ipotesi di un tumore contagioso. Le tracce sono queste: i tumori, anche da diversi pesci, si somigliano geneticamente, condividendo diverse mutazioni tra di loro. Le analisi sui genomi mitocondriali e nucleari mostrano che i tumori sono più simili tra loro di quanto lo siano con i tessuti dell’ospite da cui derivano, spiegano gli autori. Come se quei tumori, più che originarsi dai singoli ospiti, avessero un’origine comune, e si fossero poi diffusi tra gli animali.
Un mistero ancora irrisolto
Pur avendo dimostrato il carattere contagioso di questa forma tumorale, gli esperti non sono ancora in grado di dire in che modo avvenga la trasmissione. Potrebbe avvenire in maniera indiretta – le cellule rilasciate da un pesce potrebbero colonizzare un altro individuo, magari in una finestra temporale che, a causa di cambiamenti ormonali o alterazioni dovute all’inquinamento, lo rende più suscettibile – o in maniera diretta, tramite contatto fisico. Un dato interessante è che la comparsa temporale del tumore non avviene prima della maturazione sessuale, forse implicata nella trasmissione o manifestazione della malattia, come sottolinea dalla University of Vermont Mark Henderson, uno degli autori.
Meno rari di quanto si pensi
Dubbi esistono anche in merito agli effetti di questo tumore sulla vitalità e sopravvivenza dei pesci, e su quanto possa essere diffuso in altre popolazioni della specie, aggiungono gli autori. “I tumori trasmissibili rappresentano un fenomeno biologico enigmatico, la cui esistenza non era prevista, ma che è stata ora confermata in oltre una dozzina di specie, con il potenziale di devastare le popolazioni ospiti – concludono – Man mano che identifichiamo nuovi esempi di tumori trasmissibili, diventa sempre più chiaro che potrebbero essere più comuni e di maggiore importanza ecologica di quanto si pensasse in precedenza”.
Credits immagine: Vermont Fish & Wildlife/CC BY-ND





