Su Facebook i gradi di separazione sono 4,5

Ogni persona della Terra può essere collegata ad ogni altra attraverso una catena di conoscenze con non più di cinque intermediari. È la cosiddetta teoria dei sei gradi di separazione, formulata per la prima volta in un racconto dello scrittore ungherese Frigyes Karinthy, studiata, confermata e messa in dubbio nei decenni seguenti da sociologi e scienziati, e più in generale, data per buona dalla stragrande maggior parte di noi. Nel giorno del suo dodicesimo compleanno (ricorrenza per cui ha deciso di proclamare unilateralmente una nuova festività: ilFriends Day), Facebook ha deciso di verificare la teoria tra i suoi iscritti, scoprendo che, almeno sul social network, di gradi ne servono molti meno: appena 4,57. Ovvero: su Facebook esistono in media 3,5 persone tra voi e chiunque altro nel globo (per verificare la vostra media potete seguire questo link).

I calcoli di Facebook ovviamente non sono riferiti all’intera popolazione del pianeta, ma hanno comunque una certa rilevanza visto che ormai ha raggiunto 1,59 miliardi di utenti attivi. Utilizzando una serie di tecniche statistiche, i ricercatori di Facebook hanno creato un algoritmo che calcola la distanza media tra noi e ogni altro utente, numero che ovviamente tende a diventare minore al crescere del vostro numero di amici. Per fare qualche esempio, il papà di Facebook Mark Zuckerberg ha una distanza media di 3,17 intermediari (4,17 gradi di separazione), mentre Sheryl Sandberg, direttore operativo dell’azienda, addirittura 2,92.

La nuova analisi permette inoltre di dimostrare quanto i social network stiano modificando le nostre reti sociali. Nel 2011 infatti, un team di ricercatori che comprendeva la Bicocca di Milano aveva svolto un calcolo simile, svelando una media di 4,74 gradi di separazione tra i 721 milioni di utenti del sito. Oggi che gli utenti sono quasi raddoppiati, la distanza media è scesa di circa 0,13 gradi, a dimostrare, conclude il team di data science di Facebook, come il mondo stia diventando sempre più interconnesso.

Via: Wired.it

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