Tav: quanto costa alla salute il trasporto merci su gomma?

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Sulla Tav il governo non sembra proprio in grado di trovare un accordo. Per la Lega la decisione è evidentemente politica: bisogna andare avanti per non scontentare gli interessi di industriali e commercianti del Nord. Dal canto loro, i 5 stelle cercano invece di far convivere le tante anime del movimento facendosi scudo dietro alla controversa analisi costi-benefici, voluta dal ministro dei trasporti Danilo Toninelli. Un rapporto giunto in fretta a una seconda edizione, e in cui il saldo negativo dell’opera è sceso a 3,5 miliardi di euro (molti meno degli oltre 7 del documento originale, ma comunque troppi – continua a sostenere il ministro – per portare avanti i lavori).

Le due principali voci di spesa sotto attacco vertono sulla mancata riscossione dei pedaggi autostradali e delle accise sui carburanti. Con meno camion e automobili in circolazione da tassare – si scopre leggendo il documento voluto da Toninelli – crolleranno i dividendi per lo stato, e la Tavsi trasformerà in un pozzo senza fondo, un giocattolo inutile e costoso voluto dall’Europa e pagato con le tasse degli italiani.

A prescindere dai calcoli, che competono ai tecnici, leggendo le valutazioni di Marco Ponti e colleghi in molti si sono posti inevitabilmente una domanda: se automobili e camion inquinano, e l’inquinamento fa male, che senso ha annoverare nella colonna dei costi le conseguenze del loro mancato utilizzo? Non andrebbero, piuttosto, considerate come un investimento? È tutta qui, d’altronde, la differenza.

Inquinare meno ha inevitabilmente un costo, ma i benefici in questo caso non si contano solamente in termini economici, perché parliamo di vite umane: anni di vita guadagnati, malattie e morti evitate. Anche se il metodo utilizzato per la valutazione costi benefici della Tav si rivelasse quindi ineccepibile sotto il profilo tecnico, non è forse un approccio che mal si confà a chi (come il partito di Toninelli) ha fatto dell’ambientalismo uno dei suoi cavalli di battaglia?

Il nodo delle accise

Anche se a prima vista può sembrare cinico, nelle ultime settimane diversi esperti hanno chiarito che quando si calcolano costi e benefici di un’opera infrastrutturale, valutarne gli effetti sulla vendita di carburanti non è un’eresia. Il principio anzi sarebbe piuttosto diffuso in questo genere di analisi. Messa così (almeno con il metodo utilizzato da Ponti e colleghi) la gara però sembra persa in partenza: come racconta un articolo dell’esperto del settore energetico Massimo Nicolazzi sul Foglio, in termini brutalmente economici oggi per lo stato il motore a combustione conviene realmente rispetto a ogni altro mezzo di locomozione.

E per un motivo molto semplice: le accise sulla benzina che paghiamo sono troppo elevate. O quantomeno, non sono proporzionali al danno che provoca l’inquinamento alla salute e all’ambiente: se fossero calcolate in proporzione ai costi che generano per ilsistema sanitario nazionale le accise sui carburanti sarebbero molto più basse, e l’analisi costi benefici della Tav avrebbe, probabilmente, dato un esito molto differente.

In questo senso, se ha ragione Nicolazzi, è difficile rendere conveniente qualsiasi intervento che incentivi metodi di trasporto alternativi alla gomma: biciclette, treni, auto elettriche o persino a idrogeno faticano a giustificare i mancati introiti derivanti dall’attuale tassazione dei carburanti. A meno – ovviamente – di valutare i soldi persi in questo modo come un investimento. E considerare la tutela della salute e dell’ambiente come una priorità politica.

Quanto ci costa in termini di salute?

Lasciamo perdere allora la Tav, e concentriamoci sul problema dell’inquinamento. È possibile valutare i danni, e i costi sanitari, che provoca il trasporto delle merci su gomma nel nostro paese? Ci abbiamo provato con l’aiuto della Società italiana di medicina ambientale (Sima), che proprio in questi giorni sta coordinando la pubblicazione di un numero speciale dedicato a “inquinamento atmosferico, cambiamenti climatici e salute” per l’International Journal of Environmental Research and Public Health. Le valutazioni preliminari degli esperti Sima hanno stimato che il trasporto merci in Italia produce circa 190 tonnellate di particolato Pm 2.5 e 232 tonnellate di Pm10 all’anno.

Partendo da questo dato, e basandosi sulle morti legate a questi due inquinanti nel nostro paese calcolate per il 2016 dall’Agenzia ambientale europea (66mila morti evitabili e 865 mila anni di vita persi nel nostro paese), gli esperti Sima hanno stimato quanti anni di vita perdiamo ogni anno a causa delle emissioni del trasporto merci su gomma e quanto costano in termini di salute.

Assumendo che il trasporto merci su gomma sia responsabile di una percentuale compresa tra lo 0,5% e l’1% degli anni di vita persi annualmente a causa dell’inquinamento atmosferico (fino a 8600 nel solo 2016) e assumendo che a ogni anno di vita perso è possibile attribuire un valore puramente indicativo e conservativo di circa 100mila euro, i costi del trasporto merci su gomma per la salute degli italiani ricadrebbero in una forbice compresa tra 860 milioni e 1 miliardo di euro ogni anno nello scenario più infausto e 450 milioni di euro circa in quello meno pessimistico. Proiettando queste cifre nell’arco di uno o più decenni si ha la portata dell’impatto reale.

“Quello che emerge dai nostri studi preliminari” – spiega a WiredAlessandro Miani, presidente Sima – “è che qualsiasi soluzione in grado di abbattere anche di qualche fattore percentuale il trasporto di merci su gomma potrebbe generare una diminuzione consistente della mortalità evitabile dovuta a inquinamento atmosferico e dei relativi costi”. Applicando le funzioni concentrazioni-risposta dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – prosegue Miani – per ogni decremento di 10 microgrammi su metro cubo di Pm 2.5 in media annuale, ci si attende d’altronde una diminuzione della mortalità generale del 7%, del 26% quella per eventi coronarici, del 10% per malattie cardiovascolari e sempre del 10% quella per malattie respiratorie e del 9% per i tumori polmonari.

Perché conviene investire per contrastare il cambiamento ambientale

Pensando ai danni che provoca l’inquinamento bisogna ricordare inoltre che non esistono solo effetti diretti sulla salute, ma anche pericoli indiretti, legati ai cambiamenti climatici indotti dalle emissioni di gas serra di veicoli, impianti industriali e produttivi, e centrali energetiche alimentate da combustibili fossili. Pericoli che ci sembrano ancora lontani, e che invece si fanno più concreti di anno in anno. “In tutto il Sud Europa, Italia inclusa, i cambiamenti climatici stanno causando un aumento degli eventi meteorologici estremi come ondate di calore, piogge intense e allagamenti costieri, una espansione di nuove specie di vettori di malattia e sono associati ad un peggioramento della qualità dell’aria e al rischio incendi aggravato dalla siccità”, ricorda Miani. “Gli effetti delle temperature impazzite forse sono i più facili da notare: basta ricordare l’ondata di calore anomala che ha colpito l’Europa nell’estate del 2003, provocando fino a 70mila morti in tutto il continente”.

I pericoli maggiori – spiega l’esperto – li corriamo in città, dove ormai risiede circa metà della popolazione globale. “Tra gli effetti più drammatici dei cambiamenti climatici vi è sicuramente il fatto che l’aumento della temperatura atmosferica può inasprire le conseguenze negative dovute alle isole di calore urbano”, sottolinea Miani. “Le conseguenze più dirette sono quelle per il sistema cardiocircolatorio, particolarmente pericolose per soggetti fragili come anziani e bambini. Uno studio che ha valutato gli effetti del caldo sui ricoveri ospedalieri in bambini residenti in 12 aree italiane ha evidenziato ad esempio un incremento del 12% nei ricoveri pediatrici per cause respiratorie, associato ad una variazione della temperatura giornaliera pari in media a un incremento di circa 4 gradi Celsius“.

E ovviamente non è tutto: i cambiamenti climatici infatti influiscono sull’incidenza di problemi psicologici (secondo uno studio del Mit i disturbi mentali di media entità aumentano del 2% per ogni grado in più di temperatura ambientale), malattie croniche, tumori, ma anche siccità, frane, desertificazione, carestie.

Basterà costruire un tunnel, o una linea ferroviaria, per risolvere il problema? Ovviamente no. Quel che è certo, però, è che da parte di chi ci governa serviranno impegni chiari, progetti a lungo termine e la capacità di rispettare gli accordi presi in sede europea e internazionale, per affrontare le sfide che pone l’inquinamento alla salute nostra e a quella del pianeta. Dire sempre no, insomma, non sarà sufficiente. Presto, persino i governi italiani dovranno imparare a fare a meno anche delle care, vecchie, accise. E per la strana chimera gialloverdesarebbe stata l’occasione perfetta per dare il buon esempio, visto che la riduzione della accise sui carburanti sarebbe ancora uno dei punti del famoso contratto di governo.

Via: Wired.it

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3 Commenti

  1. mi sia concesso: la TAV nel senso di “tratta ad alta velocità” o il TAV, treno ad alta velocità? io direi IL TAV, giornalismo a parte e magari un poco di italiano in più. Poi, sempre mi sia concesso veloce per i passeggeri o per le merci? ed un carro merci passa in galleria ad alta velocità? sarei “felice” di vederlo. E per ultimo, anche se ce ne sarebbe da dire sul trasporto e le implicazioni territoriali sotto il profilo ambientale, che viene prima di tutto: rendere funzionali e razionali le linee “nazionali”, pendolari a parte ovviamente, guardando dove transitano le merci e come transitano, dove ovviamente ci sono?.
    un saluto

  2. Scusate, ma se si vogliono ridurre le cose a puro fattore economico come mi sembra si faccia calcolando il costo delle vite troncate a causa degli inquinanti emessi per il trasporto su gomma, non bisognerebbe dire che coloro che muoiono per questo inquinamento sono per lo piu’ pensionati o anziani, che non contribuiscono piu’ con la loro esistenza all’economia se non come consumatori non producendo piu’ e che quindi queste morti non tolgono, ma liberano risorse?

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