Terza dose di vaccino anti-Covid, a chi è destinata

    vaccini
    Credit: Hakan Nural/Unsplash

    Sulla base del parere positivo degli esperti di Aifa (Agenzia italiana del farmaco), il Ministero della salute ha appena emesso una circolare con cui approva la somministrazione di una terza dose di vaccino anti-Covid (vaccini a mRna di Pifer-Biontech e di Moderna) specificando a chi sarà riservata per il momento. Una dose addizionale è prevista per le persone immunodepresse dopo almeno 28 giorni dal completamento del ciclo vaccinale ordinario, mentre una dose “booster” per le persone più fragili o esposte a rischio professionale dopo almeno sei mesi dalla seconda dose. Perché queste distinzioni? Cosa significano?

    Che cos’è la dose addizionale?

    Aifa e ministero della Salute definiscono come dose addizionale “una dose aggiuntiva di vaccino a completamento del ciclo vaccinale primario, somministrata al fine di raggiungere un adeguato livello di risposta immunitaria”.

    A chi è destinata la dose addizionale?

    Così come previsto anche da altri Paesi, la somministrazione della dose addizionale è prevista per le persone immunodepresse (cioè coloro che per diverse ragioni non siano in grado di sviluppare una reazione immunitaria ai vaccini sufficiente per proteggerli dall’infezione di Sars-Cov-2) dopo almeno 28 giorni dal completamento del ciclo vaccinale ordinario.

    Nella circolare del ministero sono elencate le 10 condizioni cliniche con priorità di somministrazione:

    – trapianto di organo solido in terapia immunosoppressiva;

    – trapianto di cellule staminali ematopoietiche (entro 2 anni dal trapianto o in terapia immunosoppressiva per malattia del trapianto contro l’ospite cronica);

    – attesa di trapianto d’organo;

    – terapie a base di cellule T esprimenti un Recettore Chimerico Antigenico (cellule CAR- T);

    – patologia oncologica o onco-ematologica in trattamento con farmaci immunosoppressivi, mielosoppressivi o a meno di 6 mesi dalla sospensione delle cure;

    – immunodeficienze primitive (es. sindrome di DiGeorge, sindrome di Wiskott-Aldrich, immunodeficienza comune variabile etc.);

    – immunodeficienze secondarie a trattamento farmacologico (es: terapia corticosteroidea ad alto dosaggio protratta nel tempo, farmaci immunosoppressori, farmaci biologici con rilevante impatto sulla funzionalità del sistema immunitario etc.);

    – dialisi e insufficienza renale cronica grave;

    – pregressa splenectomia;

    – sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS) con conta dei linfociti T CD4+ < 200cellule/μl o sulla base di giudizio clinico.

    Che cos’è la dose “booster”?

    Di nuovo, il ministero chiarisce che per dose “booster” si intende “una dose di richiamo dopo il completamento del ciclo vaccinale primario, a distanza di un determinato intervallo temporale, somministrata al fine di mantenere nel tempo o ripristinare un adeguato livello di risposta immunitaria”. La dose booster, si precisa, potrà essere somministrata dopo almeno 6 mesi dalla seconda dose di vaccino a mRna.

    A chi è destinata la dose “booster”

    La dose booster potrà essere somministrata alle persone fragili, come i grandi anziani (over 80) che hanno un sistema immunitario meno attivo e in genere rispondono meno ai vaccini, ma anche a chi è esposto a un rischio professionale, per esempio gli operatori sanitari in prima linea.

    Credits immagine: Credit: Hakan Nural/Unsplash