Trieste spinge sull’acceleratore

In tempo di magra per i finanziamenti alla ricerca c’è chi può vantare la promessa del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca scientifica di ricevere 70 milioni di euro. È il Sincrotrone Elettra di Trieste, uno dei dieci acceleratori di particelle al mondo e fra i più importanti in Europa. Che grazie agli investimenti statali assegnati lo scorso dicembre potrà diventare il secondo sincrotrone di 4° generazione a livello mondiale dopo quello costruito in Giappone, basato sul laser a elettroni liberi.Visto dall’esterno l’acceleratore ora sembra solo una strana costruzione circolare, un grosso anello cavo della circonferenza di 270 metri, incastonato tra i boschi e le montagne al confine italo-slveno. Ma all’interno di quella ciambella di cemento gli elettroni, generati da un acceleratore lineare di 66 metri, “Linac”, viaggiano alla velocità della luce. Emettono così la luce di “sincrotrone”, il più potente fascio luminoso della massima “brillanza”(il numero di fotoni emessi al secondo) ottenibile. Un circuito continuo dunque di 2400 miliardi di elettroni accelerati che 24 ore su 24 emettono potenti radiazioni di luce utilizzate dai laboratori di ricerca che si trovano sia all’interno del parco scientifico “Area “ di Trieste che all’esterno. Nel sincrotrone Elettra gli elettroni compiono dei piccoli “slalom” a causa dei campi magnetici alternati prodotti da magneti permanenti disposti lungo l’anello. Il movimento ondulatorio dell’elettrone crea la potente brillanza dei fotoni prodotti. Il fascio di luce esce dall’anello attraverso apposite uscite in corrispondenza dei diversi laboratori di ricerca che lo devono utilizzare. Per farne cosa? Per esempio per scoprire la struttura delle macromolecole, come quella della Sars ottenuta proprio grazie a Elettra, o per fare ricerca su farmaci ad alta efficienza, che siano cioè più solubili e biodisponibili, basati sul meccanismo di “ter-clatrazione”. La loro capacità di assorbimento è cinque volte maggiore rispetto al farmaco tradizionale, la cui difficile solubilità a livello gastrico, obbliga il paziente a un’assunzione ripetuta durante la giornata. L’ubicazione del Sincrotrone all’interno di un parco scientifico permette di poter passare in tempi relativamente brevi dalla teoria alla pratica. Così questi principi attivi sono gia in sperimentazione presso i laboratori Eurand ed Actimex del Parco Scientifico Area di Trieste. La prima in particolare sta sviluppando farmaci antitumorali e ormonali basati su “carriers”, cioè trasportatori, a base di carboidrati biocompatibili, come i polisaccaridi, che trasporteranno il principio attivo del farmaco direttamente sulle cellule che lo dovranno ricevere. Il vantaggio di questa nuova tecnologia farmaceutica è quella di avere un maggior risultato con una dose inferiore. Actimex invece ha appena prodotto una nuova classe di farmaci e cosmetici basato sul sistema vettoriale della“ciclodestrina ternaria”, un oligosaccaride la cui molecola ha una conformazione e una composizione chimica da renderla massimamente solubile nell’organismo.Ma le possibili applicazione del fascio luminoso di Sincrotrone non si fermano qui. Esperimenti possono essere eseguiti nei settori delle micro-nanostrutture e dei semiconduttori, in campo medico con la “protonterapia”, una tecnica con cui è possibile curare neoplasie caratteristiche della regione oculare e l’adroterapia” per la cura dei tumori, imaging medico più dettagliato, nella fisica dei materiali e per le analisi non invasive dei reperti archeologici. Funziona infatti come una sorta di potentissimo microscopio a raggi X, capace di individuare la più piccola particella, fino a 200 nanomillimetri. L’accordo fra Regione Friuli Venezia Giulia e il Miur riconosce quindi proprio questa eccellenza e permette come ha sottolineato Riccardo Illy, presidente della Regione, “accantonando le difficoltà economiche sulla gestione ordinaria, di avere la possibilità di continuare le attività di sviluppo che stiamo portando avanti da un paio d’ anni e ci consente di pensare al potenziamento del laboratorio di luce con la realizzazione di una sorgente di raggi x di nuova generazione”.

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