Un artista che piace ai matematici

Il grafico olandese Mauritius Cornelis Escher è nato nel 1898. Per celebrarne il centenario si terrà a Roma un convegno dedicato ai diversi aspetti della sua opera, dal 24 al 26 giugno 1998, all’Università “La Sapienza”. Una sessione conclusiva si terrà invece a Ravello, uno dei luoghi preferiti dall’artista, dal 26 al 27 giugno. Per saperne di più, tra qualche giorno sarà anche accessibile il sito Internet presso il dipartimento di matematica dell’Università di Roma “La Sapienza”. Non è stato invece possibile organizzare in Italia una mostra delle opere di Escher: gli storici dell’arte italiani e i responsabili delle gallerie d’arte moderna non lo considerano un artista.

Escher ha avuto un destino molto particolare. Per lungo tempo il suo lavoro non è stato minimamente né conosciuto, né apprezzato. Nei tanti anni passati in Italia, quasi venti, si contano sulle dita di una mano le mostre che ebbe la possibilità di organizzare. Ma a un certo punto, negli anni Sessanta, la sua fama si cominciò a diffondere: tra gli scienziati, i matematici, i fisici, i cristallografi. La storia dei rapporti tra Escher e gli scienziati, i matematici in particolare, è molto interessante per capire cosa l’artista olandese pensasse della sua opera. La prima grande mostra a lui dedicata venne organizzata in coincidenza con il congresso mondiale di matematica del 1954 che si tenne ad Amsterdam. Quella esposizione, oltre a far conoscere l’opera di Escher ai matematici, gli diede anche l’occasione di conoscere due famosi matematici, H.S.M. (Donald) Coxeter e Roger Penrose, con cui ebbe poi un durevole e proficuo rapporto. Nella introduzione al catalogo della mostra il matematico N.G. Brujin scriveva che di interessante non vi erano solo i motivi geometrici. Molto più importante era il ritrovare la stessa fantasia che si riscontra ovunque nella matematica, e che per la gran parte degli studiosi è uno degli aspetti più affascinanti della loro professione. Aggiungeva Brujin che i partecipanti al congresso sarebbero stati sorpresi di riconoscere le loro idee espresse in modi del tutto diversi da quelli di cui erano soliti servirsi.

Come si vede, già da allora i matematici erano consapevoli del fatto che Escher non fosse un semplice illustratore di idee scientifiche e matematiche, ma qualcuno di più e di diverso. Il che spiega perché l’interesse della comunità scientifica per la sua opera non sia mai venuto meno. Escher si autodefiniva, a ragione, un grafico. La svolta fondamentale della sua vita, come lui stesso la definisce, avviene nel 1938, quando la famiglia Escher ha già abbandonato l’Italia, dopo molti anni di permanenza: “In Svizzera, Belgio ed Olanda… ho trovato molto meno interessanti sia i paesaggi che l’architettura rispetto a ciò che avevo visto nel sud d’Italia. Mi sono così sentito spinto ad allontanarmi sempre di più dall’illustrazione più o meno diretta e realistica della realtà circostante. Non vi è dubbio che queste particolari circostanze sono state responsabili di aver portato alla luce le mie ‘visioni interiori’”.

Tutte le illustrazioni del suo primo libro, tranne le prime sette opere, sono state realizzate con l’intento di comunicare in particolare una di queste visioni. Le idee che ne sono alla base ”… sono una diretta testimonianza della mia meraviglia e del mio coinvolgimento per le leggi della natura che operano nel mondo che ci circonda. Chi riesce a meravigliarsi scopre che questa capacità stessa è meravigliosa. Dall’analisi degli enigmi che ci circondano e dalle considerazioni e dalle osservazioni che ho fatto, sono arrivato nel campo della matematica. Sebbene sia completamente digiuno di conoscenze e di esperienze nel campo delle scienze esatte, mi rendo spesso conto di avere più in comune con i matematici che con gli altri artisti”.

La ultime due affermazioni riassumono in modo esemplare il rapporto privilegiato che l’artista instaurò con la comunità scientifica. Che egli stesso pensasse agli scienziati come ad un suo pubblico privilegiato è fuori di dubbio. Nel 1972 Escher morì e non ebbe quindi la possibilità di assistere alla vera e propria esplosione di popolarità che le sue incisioni e litografie hanno conosciuto. Oggi le sue opere sono diffusissime nel mondo e tutti le conoscono, dai designer agli esperti di computer graphics, dagli scienziati agli psicanalisti agli architetti. Ma l’artista Escher ha pagato questa grande diffusione con una scarsa considerazione da parte degli storici dell’arte. Ha la grave colpa di non essere classificabile e, ancora più grave, di utilizzare strumenti matematici.

Le iniziative organizzate in occasione del centenario della nascita non sono le prime che si svolgono a Roma. Nel 1985 si è tenuto all’Università di Roma “La Sapienza” un convegno internazionale sull’opera di Escher a cui hanno partecipato 400 studiosi. L’incontro venne accompagnato da una mostra di grande successo, all’Istituto Olandese di Roma.

Credo sia del tutto ozioso discutere la questione se Escher sia o meno un artista (nessuno ha il monopolio di tali decisioni). Quello che è indiscutibile è che sia uno dei fenomeni più interessanti di questi ultimi trent’anni. Ma evidentemente questo non vale un’altra mostra in Italia. Sarà tuttavia possibile vedere più di 400 opere di Escher sino all’aprile 1998, alla National Gallery di Washington. La mostra è curata da Ruth Fine. E’ possibile avere informazioni sulle mostre in programma al museo di Washington al sito Internet della National Gallery.

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