Gli antichi Egizi mettevano nel mummificare gli animali la stessa cura che riservavano agli esseri umani. Lo hanno dimostrato Richard Evershed e i suoi colleghi dell’Università di Bristol, che hanno analizzato alcuni campioni prelevati da quattro animali differenti mummificati, tra cui un gatto, risalenti tra l’818 e il 343 a.C. I dati del loro studio sono stati pubblicati sul numero di questa settimana della rivista Nature.
Attraverso la cromatografia e la spettrometria è stato possibile identificare le singole sostanze impiegate nel processo di mummificazione: molte sostanze organiche tra cui la cera d’api, gomma di zucchero, resine e oli vegetali venivano usate dagli egiziani per conservare i corpi degli animali, cosi come venivano utilizzate nel processo di mummificazione dei corpi umani. La cera d’api infatti possiede proprietà antifunginee, gli oli vegetali impermeabilizzano e le resine degli alberi di pistacchio e delle conifere svolgono un’azione antimicrobica, evitando il deperimento del corpo. La gomma di zucchero infine veniva probabilmente usata per attaccare le fasciature e il bitume per colorare le mummie di nero, che nell’antico Egitto rappresentava la vita. (m.z.)





