Categorie: Spazio

Una nuova stella iperveloce

Da oggi, nella Via Lattea c’è una nuova stella. A scoprirla è stato un team di astronomi americani e cinesi coordinato dalla University of Utah, ed è di un tipo estremamente raro. Si tratta infatti di una stella iperveloce, cioè un corpo celeste che sta uscendo dalla nostra Galassia a velocità elevatissima, e che potrebbe aiutare a gettare luce su due dei fenomeni più misteriosi dell’Universo: i buchi neri supermassicci che si ipotizza giacciano all’interno dei nuclei galattici, e l’alone di materia oscura che dovrebbe circondare le galassie. Fino ad oggi sono state circa una ventina le stelle iperveloci individuate dagli scienziati, e quella descritta sulle pagine di Astrophysical Journal Letters è la più vicina mai scoperta: disterebbe infatti poco più di un biliardo e mezzo di chilometri dal nostro pianeta.

A differenza delle stelle normali, che hanno una velocità nell’ordine dei 100 chilometri al secondo, quelle iperveloci si muovono a circa 1.000 chilometri al secondo, una velocità che gli permette di sfuggire all’attrazione gravitazionale della nostra Galassia. Si ritiene che siano quel che resta di una coppia di stelle binarie avvicinatesi troppo al buco nero supermassiccio che sorge al centro della Via Lattea, che avrebbe così catturato una delle stelle, espellendo invece l’altra ad altissima velocità.

Secondo i calcoli dei ricercatori, la stella iperveloce appena scoperta dovrebbe essere circa nove volte più grande, quattro volte più calda e 3.400 volte più luminosa del Sole, ma anche molto più giovane, con solo 32 milioni di anni di vita, rispetto ai 4,6 miliardi della nostra stella. Al momento si trova ad una distanza di circa 62.000 anni luce dal centro della Via Lattea, in un’area in cui in cui dovrebbe iniziare il misterioso alone di materia oscura che si ipotizza circondi le galassie.

Per questo motivo, studiando la traiettoria e la velocità della nuova stella i ricercatori sperano di trarre informazioni preziose sia sul buco nero supermassiccio da cui il suo viaggio dovrebbe aver avuto origine, sia sulla materia oscura attraverso cui si troverebbe attualmente a viaggiare, di cui dovrebbero essere individuabili gli effetti gravitazionali osservandone il moto.

Via: Wired.it

Credits immagine: lrargerich/Flickr

Simone Valesini

Giornalista scientifico a Galileo, Giornale di Scienza dal 2012. Laureato in Filosofia della Scienza, collabora con Wired, L'Espresso, Repubblica.it.

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