Mentre in Inghilterra Nature si “diverte” a coglierla in fallo confrontando il numero dei suoi errori in 42 voci scientifiche con la più celebre Encyclopedia Britannica (errori gravi: 4 pari; inesattezze: 123 per la Britannica contro le sue 162), in Italia l’enciclopedia on-line Wikipedia è stata oggetto di un’attenta analisi da parte di un gruppo di ricercatori italiani del Centro Studi e Ricerche E. Fermi e dei dipartimenti di Informatica e Sistemistica e di Fisica e dell’Istituto dei Sistemi Complessi dell’Università di Roma “La Sapienza”.Durante il lavoro, appena presentato al Congresso annuale dell’American Physical Society di Baltimora (Maryland, Usa) e in attesa di pubblicazione sulla rivista scientifica Physical Review E, i ricercatori hanno studiato la struttura della rete alla base di Wikipedia. E hanno osservato che si tratta di una rete complessa, ovvero di quel genere di reti come quelle sociali, biologiche o la stessa Internet che si contraddistinguono per determinate caratteristiche. Per esempio il fatto che non esiste un numero medio di connessioni tra i nodi. Oppure che i nodi che hanno più collegamenti oggi, sono destinati ad averne sempre di più domani (preferential attachment).”Lo studio della struttura della rete di Wikipedia”, spiega Andrea Capocci, tra gli autori della ricerca, “ci è stato possibile anche grazie alla grande mole di informazioni che la stessa Wikipedia mette on-line (e gratuitamente) su di sé e a software – sempre messi a disposizione dallo staff di Wikipedia – che ne hanno permesso l’analisi”. Analisi da cui è emerso, secondo il team italiano, che all’interno della rete di Wikipedia non sia sfruttato appieno lo spirito collaborativo che c’è dietro questa enciclopedia alla cui estensione, come noto, può contribuire qualunque internauta.Per dimostrarlo i ricercatori hanno puntato sui concetti di visibilità e di qualità. Per la prima è stato scelto come indicatore il numero di link che una pagina ha verso l’interno (link passivi), cioè tutti quei collegamenti che arrivano da altre pagine. Per la seconda, al contrario, è stato scelto come indicatore il numero di link verso l’esterno visto che ogni collegamento porta a una nuova informazione, aspetto importante per un’enciclopedia. Se si consulta Wikipedia con una query semplice, ovvero chiedendo una sola voce (per esempio: Giovanni Spadolini, iPod o Divina Commedia), il motore dell’enciclopedia tira fuori direttamente il lemma che si sta cercando. Ma se si prova con una query complessa (per esempio: biologia + Watson + Dna) i primi risultati sono quelli intesi più visibili.”È in pratica lo stesso meccanismo che c’è alla base del funzionamento di Google”, continua Capocci, “dove in larga parte i risultati vengono decisi dagli altri utenti del Web che “votano” un sito o una singola pagina attraverso un link che parte dal loro sito. Non solo: come nel World Wide Web chi ha più collegamenti sarà destinato ad averne sempre di più”. La differenza fra tutto il Web e Wikipedia è però che nel primo tutti possono modificare solo le proprie pagine, mentre nella seconda tutti possono in teoria cambiare tutto. Ma questo spirito collaborativo, appunto, non viene valorizzato appieno.





