Yemen, senza aiuti si prospetta la più grave crisi umanitaria al mondo

Peggiora la situazione in Yemen: il blocco totale delle frontiere impedisce l'ingresso degli aiuti umanitari, lasciando la popolazione in balia di fame e epidemie che entro la fine dell'anno potrebbero far salire a 1 milione il numero dei morti. Oms, Unicef e World Food Programme lanciano un appello

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Ennesimo urgente appello per lo Yemen: un’unica voce si leva dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), UNICEF e World Food Programme (WFP) che si rivolgono ai leader mondiali affinché venga consentito ai convogli umanitari di attraversare le frontiere e portare alla popolazione già stremata cibo, acqua potabile, assistenza sanitaria. Il Paese, infatti, sta vivendo la peggiore crisi umanitaria al mondo: fame e epidemie (colera e difterite in testa) minacciano di fare fino a 1 milione di vittime innocenti.

È altissimo il prezzo che la popolazione yemenita sta pagando per gli oltre due anni e mezzo di guerra civile, un conflitto che vede opporsi (principalmente) i ribelli Huthi sciiti e le forze sunnite fedeli al presidente Abd Rabbuh Mansur Hadi, sostenuto dall’Arabia Saudita. E proprio la Coalizione guidata da Riyad ha recentemente imposto il blocco di tutte le frontiere e la chiusura di porti e aeroporti, ufficialmente per impedire il trasferimento di armi ai ribelli Huthi dall’Iran, di fatto soffocando qualsiasi forma di aiuto umanitario.

Se non verrà consentito il passaggio dei soccorsi, fanno sapere in una nota congiunta i portavoce delle tre organizzazioni, le conseguenze potrebbero assumere dimensioni ancora più catastrofiche di quelle attuali. Si parla di 20 milioni di persone (di cui 11 milioni di bambini) abbandonate a se stesse in un Paese dall’economia distrutta che dipende completamente dai rifornimenti dall’estero: senza cibo, acqua potabile e medicine inevitabilmente le emergenze sanitarie si riacutizzeranno.

L’epidemia di colera che imperversa in Yemen è considerata la più grande mai registrata, con una stima delle vittime che si aggira oggi attorno a 900mila. Nelle ultime settimane il numero di nuovi casi stava diminuendo, ma “se l’embargo non verrà revocato – avvisano OMS, UNICEF e WFP – il colera esploderà di nuovo”, superando il milione di vittime.

Discorso simile per la difterite, che da quando è stato imposto il blocco delle frontiere ha ripreso a diffondersi rapidamente per via delle condizioni igienico-sanitarie precarie e l’assenza di copertura vaccinale: le tre organizzazioni parlano di 120 casi diagnosticati e 14 decessi (prevalentemente bambini) nelle ultime settimane.

Indispensabili dunque per arginare la trasmissione degli agenti infettivi (Vibrio cholerae, il batterio responsabile del colera, per esempio, si trasmette attraverso l’ingestione di acqua e cibo contaminati da feci umane infette) sono gli approvvigionamenti provenienti dalle organizzazioni umanitarie. Non solo alimenti e acqua non contaminati, ma anche combustibili per far funzionare gli impianti di approvvigionamento idrico e quelli di trattamento delle acque reflue, o semplicemente far bollire l’acqua e cuocere i cibi prima di consumarli, o ancora pastiglie al cloro per rendere l’acqua potabile. Tutto fermo oltre i confini.

Anche chi poi dovesse scampare alle malattie dovrebbe affrontare la scarsità di cibo. Il WFP ha stimato che la fame investirà oltre 3 milioni le persone e la malnutrizione ucciderà 150mila bambini nell’arco dei prossimi mesi. “Il tempo stringe”, tuonano le tre organizzazioni nel loro appello, “le scorte di medicinali, di cibo e altri aiuti umanitari stanno già calando. Il costo di questo blocco si misurerà sul numero di vite perse”.

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