5 cose da sapere sul dolore acuto

(foto: James Palinsad/Flickr CC)
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La maggior parte dei pazienti che va dal medico di famiglia lo fa perché ha un dolore acuto, mai sentito prima. Non parliamo dei malati cronici che, dolore o meno, dal medico vanno per dei controlli periodici. Il dolore è quindi il grande protagonista del rapporto medico-paziente. Tanto che la Società Italiana di Medicina Generale ha deciso di studiare questo fenomeno per capire come aiutare i cittadini. E per questo ha condotto una ricerca che ha considerato tutti i pazienti che riferivano un dolore con intensità maggiore di 3 valutato con la scala Nrs (Numerical Rating Scale, in cui il paziente assegna un valore da 0 a 10 al dolore provato). Dall’analisi dei dati risulta che il 70% dei cittadini che consultano il proprio medico lo fa in presenza di un dolore acuto. Con l’aiuto di Ovidio Brignoli, vice presidente di Simg, e Pierangelo Lora Aprile, responsabile area dolore della Simg, facciamo chiarezza sul dolore e su come trattarlo.

Acuto vs cronico
Il dolore acuto è il primo segnale che il nostro organismo ci trasmette a seguito di un evento scatenante: un movimento innaturale del nostro corpo, un piccolo trauma, un’emicrania o il mantenimento della stessa posizione scorretta in ufficio.

Il dolore, invece, diventa cronico quando persiste oltre la guarigione della malattia che lo ha chiaramente provocato e/o per un periodo maggiore di tre mesi. Tuttavia è importante ricordare che questa suddivisione non è netta poiché, spesso, il dolore persiste perché non è stata individuata la causa netta.

Non è importante solo l’intensità
Si sente parlare spesso di intensità del dolore, ma non è questa l’unica valutazione che va fatta quando si deve decidere come affrontare il dolore acuto. L’’intensità è infatti una nozione soggettiva; per avere una diagnosi più corretta, quindi, bisogna aggiungere al dato sull’intensità anche quello sulla tollerabilità del dolore e sul disagio che esso porta allo svolgimento delle mansioni quotidiane del paziente. Peraltro questi tre fattori sono importanti anche nel valutare l’efficacia di una terapia che, per dirsi tale, deve ridurre l’intensità almeno del 20%, deve essere tollerabile e deve permettere al paziente di tornare a svolgere la sua routine.

Prima di tutto capire la causa
Non si riesce a curare correttamente il dolore acuto se non si capisce qual è la casua che lo scatena. Per questo la diagnosi è un momento fondamentale. Anche se i dolori si assomigliano, a secondo di quale è la causa i trattamenti per sconfiggerlo saranno differenti. Per esempio, il mal di schiena. Se è causato da uno strappo, un movimento repentino, dovrà essere trattato cercando di raffreddare la parte lesa. Al contrario se il dolore alla schiena deriva da una postura errata o da un movimento continuo, allora si dovrà procedere a riscaldare i muscoli. E anche i farmaci da assumere saranno diversi.

Il dolore acuto si può curare da soli
In caso di una causa scatenante netta e chiara – la presenza del ciclo mestruale, una piccola contusione, un arrossamento degli occhi, un’indigestione o un mal di testa – il dolore acuto può essere controllato in autonomia, tramite la corretta assunzione di farmaci di automedicazione o da banco, acquistabili senza obbligo di prescrizione e riconoscibili grazie al bollino rosso che sorride, presente sulla confezione, dove è indicato chiaramente che quello che si sta acquistando è un farmaco senza obbligo di ricetta. Questi medicinali sono disponibili senza ricetta medica perché nel loro impiego diffuso e di lungo corso si sono dimostrati sicuri, efficaci e hanno ricevuto un’apposita autorizzazione da parte dell’autorità sanitaria.

Quando il dolore è anomalo bisogna andare dal medico
Ci sono tuttavia dei casi in cui è opportuno cercare il consulto di un medico. Soprattutto nel caso in cui il dolore sia addominale, toracico o alla testa. E se il paziente ha già una situazione che lo mette a rischio, come nel caso di persone con malattie croniche o con febbre molto alta.

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