La natura ama nascondersi, scriveva Eraclito di Efeso. Non a caso, solo dopo un paio di millenni la scienza attuale è riuscita a scoprire alcuni dei segreti nascosti: le strutture e le interazioni sotterranee che caratterizzano il mondo delle piante. Nel suo ultimo libro Paola Bonfante, biologa vegetale all’Università di Torino, ci introduce alla conoscenza delle relazioni che nel corso dell’evoluzione si sono stabilite tra mondo organico e mondo inorganico, in un continuo processo di reciproca trasformazione.

Cicli della materia e plasticità vegetale
Continuamente (e non solo ad ogni primavera) aria, acqua, carbonio, azoto, fosforo, magnesio ed altri elementi entrano nel gioco della vita e costruiscono le strutture vegetali che nel corso del tempo, con modalità diverse, si decomporranno negli elementi inorganici da cui la vita si era sviluppata. Questi cicli di trasformazioni sono regolati geneticamente in modo assai raffinato, hanno tempi diversi e sono strettamente correlati alle condizioni ambientali. Noi ne cogliamo qualche indizio osservando i cicli vitali delle piante: forma, dimensione, colore e durata dei fiori e delle foglie si manifestano in ogni individuo vegetale seguendo i cambiamenti stagionali dell’ambiente e le informazioni della loro genetica. Ma se nel terreno mancano i nutrienti, se l’acqua è troppa o troppo poca, se una grandinata distrugge i fiori appena fecondati, la pianta deve riaggiustare metabolismo e ciclo vitale alle condizioni effettive.
Adattamento senza intenzionalità
Bonfante ricorda che “la capacità di adattarsi all’ambiente è implicita nella definizione di vivente” e che “le piante sono le regine nella capacità di rispondere agli stimoli esterni”. Sono infatti ormai ben noti i meccanismi che determinano le risposte fenotipiche delle piante ai cambiamenti dell’esterno, dal rilascio di molecole particolari all’attivazione di specifici recettori sulle membrane cellulari. Lo studio di queste risposte, condizionate e rigidamente determinate dalla normale interazione vivente-ambiente, è caratteristico di un approccio riduzionistico, spesso non condiviso da chi non si occupa professionalmente di scienza, ma permette di capire come i vegetali modulino la loro biochimica in funzione delle condizioni esterne, escludendo la necessità di coinvolgere meccanismi cognitivi di intenzionalità, di affettività o di apprendimento.
Il dibattito sulla “intelligenza” delle piante
Alcuni paragrafi del volume sono infatti dedicati da Bonfante a lavori di filosofi che vorrebbero dimostrare la senzienza delle piante e che, sulla base di risultati difficilmente riproducibili, descrivono capacità decisionali o cognitive di alcuni tipi di vegetali. Sembra molto difficile che i diversi sistemi di pensiero possano convergere, viste le ambiguità relative al significato stesso di parole come “intelligenza” o “apprendimento”, ed anche gli usi metaforici di termini come “emotività” o “affettività” sono difficilmente condivisibili. La critica di Bonfante è abbastanza severa ma non distruttiva: per esempio, lo sviluppo delle neuroscienze ambientali, ancora non particolarmente accreditate nel sistema scientifico, non viene demonizzato bensì commentato nelle sue possibilità di costruire un mondo più accogliente, forse più adatto a uno sviluppo di relazioni tra umani, immaginando anche città diverse da quelle proposte dagli architetti funzionalisti di oggi.
Cooperazione, simbiosi e il Wood Wide Web
Gli studi scientifici dimostrano che certamente si stabiliscono importanti interazioni tra sistemi vegetali: la specificità della ricerca di Bonfante riguarda proprio le relazioni di cooperazione e competizione tra piante e funghi, entrambi coinvolti in un processo evolutivo che si è potuto sviluppare attraverso modalità solo apparentemente contrastanti. Nel mondo biologico la cooperazione ha avuto particolare successo attraverso i meccanismi di simbiosi tra specie diverse, ben studiate da Lynn Margulis che proponeva l’endosimbiosi all’origine dell’organizzazione delle cellule eucariotiche. Ma fin dalla loro comparsa le piante hanno sviluppato processi cooperativi interspecifici stabilendo, circa 450 milioni di anni fa, associazioni simbiontiche tra gruppi di funghi del suolo e radici delle piante. Le strutture specializzate si chiamano micorrize: attraverso queste connessioni il fungo rilascia elementi minerali come fosforo e ferro alla pianta che fornisce in cambio i prodotti della sua fotosintesi. Nei boschi, le associazioni tra le radici vegetali e funghi simbionti sono note da tempo: le ife dei funghi avvolgono come un manicotto le radici terminali delle piante e si diramano nello spazio sotterraneo realizzando uno scambio di sostanza vantaggioso per entrambi gli organismi, in una sorta di Wood Wide Web.
Come divulgare la complessità
Per approfondire le tematiche biologiche l‘autrice non rinuncia a piccole lezioni per ogni finestra aperta: ma questi approfondimenti non sono difficili e aiutano a chiarire alcuni problemi. Tuttavia, con un certo dispiacere, ci si imbatte nella sempre presente ambizione della divulgazione che non sa accettare limiti alle sue competenze. Qui la sfida è voler spiegare in poche pagine e in parole solo apparentemente semplici una delle più complesse reazioni del mondo biologico, l’insieme dei processi fotosintetici che impegnano l’energia solare nella formazione di sostanze organiche (i cui meccanismi energetici e molecolari non sono ancora completamente noti). Bonfante ha accettato la sfida e si è cimentata nell’impresa. Il risultato? Ogni lettore potrà valutarlo a suo modo.
Uno sguardo sul presente
Nei vari capitoli le interpretazioni dei fenomeni che caratterizzano la biochimica vegetale si accompagnano a ricordi personali dell’autrice, a considerazioni su opere d’arte, a commenti ecologici, ad affermazioni e contestazioni di taglio femminista. Riflessioni scientifiche si collegano, nel loro insieme, a problematiche attuali e rendono la lettura particolarmente gradevole. Infine, troviamo aggiornati commenti sul destino della Groenlandia, sulla distruzione di Gaza, sulla politica contraria alla green economy, sui cambiamenti della qualità della vita, sulla trumpiana guerra dei dazi: appare un mondo che ben conosciamo e che viene analizzato con amarezza nella delusione e nel fallimento di tante speranze.
La fine delle speranze
La distruzione vegetale come arma di guerra è sempre stata usata per affamare popolazioni nemiche, però oggi, in molte situazioni di conflitto, non rispettare la realtà biologica e violare le regole elementari della stessa vita segna un limite che non dovrebbe essere superato. Il mondo è cambiato, conclude Bonfante, ricordando con profondo dolore le tante speranze che avevano guidato la sua vita, da quelle scientifiche come la Rivoluzione verde o il Golden rice contro la fame, a quelle umane come i Sustainable Development Goals contro la distruzione del pianeta. Sembra che davanti ai progressi tecnologici o economici il mondo vegetale abbia perso ogni interesse ma, a differenza della nostra superficiale efficienza, le piante hanno una loro nascosta sapienza: sono molto più antiche di noi, molto più ingombranti e diffuse, più diversificate, meglio radicate, meglio adattate ad ambienti estremamente vari, più longeve, capaci di complesse risorse metaboliche, vincolate al sole per il loro bisogno energetico. Sopravviveranno?
Credits immagine di copertina: Chris Abney su Unsplash





