HomeVitaQuanto erano intelligenti i dinosauri? La scienza risponde con nuove prove

Quanto erano intelligenti i dinosauri? La scienza risponde con nuove prove

Tra le molteplici estinzioni di specie animali verificate nel corso della  vita sulla Terra, quella dei dinosauri ha particolarmente colpito la fantasia e la capacità affabulatorie di bambini e adulti. Le storie sui dinosauri sono diventate film di successo e non c’è cartoleria che non venda pupazzetti di Tyrannosaurus rex. Nella realtà le vicende biologiche sono molto più complesse, e Jean Le Loeuff – paleontologo e direttore del Musée des Dinosaures – ci descrive aspetti e modi di vivere di questi animali sulla base di innumerevoli  tracce e reperti raccolti e conservati nei musei, analizzati con moderne tecnologie. Altre informazioni si ricavano da intuizioni e analogie con la vita dei loro discendenti diretti tuttora viventi, gli uccelli, e di altre specie attuali considerate simili come i coccodrilli.

Jean Le Loeuff, Dinosauri. La sorprendente vita dei giganti che dominarono la Terra. Carocci editore, Sfere 2026 – pp. 183, € 16,00

Le prime tracce dei dinosauri

Nella storia della Terra, grandi cambiamenti ambientali provocati da eventi catastrofici hanno modificato le condizioni di esistenza dei viventi; grandi e piccole estinzioni si sono succedute nei milioni di anni e nuove specie hanno via via sostituito quelle scomparse, evolvendosi a loro volta nel tempo. Dopo ogni estinzione, la radiazione adattativa favorisce di regola l’esistenza di nuove specie che si sviluppano rapidamente occupando nicchie ecologiche lasciate libere ed evitando le competizioni. Dopo la grande estinzione avvenuta circa 250 milioni di anni fa, all’inizio del periodo che chiamiamo Mesozoico, si trovano le prime tracce dei dinosauri; qui, da un antenato comune, si sono differenziate progressivamente migliaia di specie di dinosauri, erbivori e carnivori, progenitori di quelle lucertole, coccodrilli e uccelli che  ne rappresentano la discendenza. Una successiva grande estinzione, avvenuta circa 66 milioni di anni fa, alla fine del periodo chiamato Cretaceo, ne cancellò invece l’esistenza.

Dalla Pangea ai continenti

Le tracce di questi antichi viventi si trovano nei diversi continenti, oggi ben separati da mari e oceani. Milioni di anni fa, invece, i dinosauri abitavano le terre emerse riunite in una massa gigantesca, la Pangea, che si è progressivamente disgregata nelle attuali zolle continentali. Qui gli innumerevoli fossili di specie sconosciute  ci permettono di ricostruirne l’aspetto e i modi di vivere e le grandissime ossa dei dinosauri  hanno permesso ai paleontologi di ricostruire le loro dimensioni, di immaginarne i comportamenti, l’alimentazione e i dettagli talvolta imprevedibili della loro vita individuale e sociale. Ci sono ormai nei musei diversi milioni di ossa, migliaia di scheletri più o meno completi, un gran numero di nidi e uova, una gran quantità di impronte fossili, e su questi dati, scrive Le Loeuff, sono state descritte circa 1300 specie di dinosauri, lasciandone da scoprire ancor diverse migliaia.

Nuove tecnologie per nuove scoperte

I dati raccolti e analizzati con apparecchiature e tecnologie sofisticate, insieme alla conoscenza delle caratteristiche lasciate in eredità ai loro discendenti ancora viventi, ci permettono di conoscere aspetti e modi di vivere di questi giganti. Si sono strutturate nuove discipline, come l’icnologia che studia tracce fossili, o la tafonomia che studia i processi di fossilizzazione, o la paleoecologia che ricostruisce le interazioni tra individui e il loro ambiente. Inoltre, per esempio, le TAC hanno reso possibile l’esame delle strutture interne di un cranio senza danneggiarlo, e la paleoneurologia ha messo in evidenza somiglianze strutturali con il cervello degli uccelli attuali, unici eredi viventi dei dinosauri ormai scomparsi. Questi dati non possono dare, però, alcuna informazione sull’intelligenza dei dinosauri: il quoziente di encefalizzazione (QER) dà una prima indicazione sulle capacità cerebrali di un dinosauro e permette di confrontarle in relazione al peso del corpo, ma non sono  possibili confronti, per esempio con quello dei mammiferi (QEM). Anche riuscire a misurare la massa del corpo dei vari dinosauri è un’operazione complessa e non sempre possibile, per cui il confronto tra questa e la massa cerebrale è molto difficoltoso.

Cosa percepivano i dinosauri

Analizzando i reperti fossili (e confrontandoli con le caratteristiche di tartarughe, coccodrilli e uccelli attualmente viventi) Le Loeuff ci porta a immaginare come i dinosauri ricavassero informazioni dal loro ambiente, che tipo di percezioni guidassero le loro relazioni e i loro modi di vivere. Analizzando le strutture sensoriali (in realtà le tracce lasciate dagli organi di senso sulle ossa del cranio e del corpo) si possono avere informazioni sulla chemiocezione (la capacità degli organismi di captare e riconoscere molecole chimiche nell’ambiente esterno o interno tramite speciali cellule chiamate chemiorecettori), e capire come questi animali percepissero strutture molecolari nell’aria, attraverso l’olfatto, o nei cibi, attraverso il gusto. Dati sulla meccanocezione riguardano invece il tatto e l’udito che raccoglie le onde sonore, mentre la termocezione riguarda la capacità di percepire il caldo e il freddo.

Al di là degli stereotipi

Le correlazioni individuate tra le strutture e le posizioni degli organi di senso individuati e le tracce lasciate nei calchi ossei dalle strutture cerebrali corrispondenti sono particolarmente significative e fanno uscire questi straordinari animali dagli stereotipi imposti dalla cultura cinematografica o dai racconti per bambini. Per esempio, le analisi dei reperti relativi all’osso ioide danno un’idea del tipo di emissioni sonore e portano a interessanti domande sulle possibilità di comunicazione o, più semplicemente, sulla possibilità di produrre suoni con la laringe, come fanno i coccodrilli attuali. Sono state rinvenute anche tracce di squame sensoriali, dandoci informazioni sulla loro pelle estremamente sensibile e capace di percepire piccole variazioni ambientali.

I dinosauri erano intelligenti?

Si cercano risposte anche a domande strane: i dinosauri dormivano in piedi o sdraiati? Andavano in giro da soli o in gruppo? Con il loro peso di tonnellate e una lunghezza di decine di metri, che tipo di relazioni sociali potevano sviluppare? E come si accoppiavano? Come riuscivano a deporre le uova senza schiacciarle? Il guscio calcareo è certo molto resistente, ma sono stati trovati nidi di dinosauro con un’attenta deposizione delle uova in modo che le prime a schiudersi non ostacolassero quelle più tardive. I piccoli erano necessariamente bisognosi di cure, e le tracce di uova rotte e frammentate lasciano pensare che i nuovi nati restassero a lungo nel nido, più o meno dipendenti dai genitori.  Una volta diventati grandi, le tracce lasciate nei fanghi morbidi fanno immaginare una vita sociale, in branchi di giovani guidati da adulti, forse impegnati nella colonizzazione di ambienti. Dunque, conclude Le Loeuff, i dinosauri non erano degli ottusi solitari a sangue freddo, ma erano animali sociali, forse incapaci di correre molto velocemente dato il loro peso, ma certamente dotati di notevoli capacità cognitive.

Il futuro della ricerca

Lo scienziato prova anche a immaginare come le prossime scoperte modificheranno ancora le conoscenze attuali, come i risultati di strumenti  e tecnologie sofisticate potranno dare nuove informazioni leggendo i reperti con maggiori capacità di indagine. Per esempio, conclude l’autore, non sembra attualmente a possibile disporre di un DNA così antico, tuttavia la raffinatezza crescente delle indagini sui reperti potrà portare a conoscenze più precise sulla loro genetica, e sulla loro evoluzione. Le domande sono quasi più interessanti delle risposte e tratteggiano linee di ricerca che raccolgono le tracce di dinosauro disperse nel mondo dalla Pangea, riorganizzandole in un sistema interpretativo coerente.

Foto di Eric R. su Unsplash

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