HomeVitaPrincipesse guerriere, le ossa riscrivono la storia dell'antico Egitto

Principesse guerriere, le ossa riscrivono la storia dell’antico Egitto

Al tempo di Horus e Osiride, dei potenti sacerdoti, dei faraoni che governavano una terra tra le sabbie del deserto, le principesse dell’Antico Egitto non erano pulzelle indifese e passive come si potrebbe pensare. A suggerirlo oggi è uno studio condotto dal team di Zeinab Hashesh dell’Università di Beni-Suef, che, con gli occhi delle moderne tecnologie, ha riesaminato i resti scheletrici di alcuni reali del Tardo Medio Regno (tra la XII e la XIII dinastia, 1850-1700 a.C.), riconoscendo i segni dell’addestramento all’uso delle armi e di una vita che, forse, tanto tranquilla non deve essere stata. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Frontiers in Environmental Archaeology.

Il tesoro dimenticato

La storia di questa scoperta inizia a Dahshur alla fine dell’Ottocento, quando i resti di alcuni esponenti della famiglia reale, sepolti quasi 4mila anni fa, furono rinvenuti dall’archeologo Jacques de Morgan all’interno della necropoli di Menfi. Catalogati e impacchettati, sono però rimasti dimenticati per oltre 130 anni nei sotterranei del Museo Egizio del Cairo. Molti di questi reperti sono stati infatti “riscoperti” solo nel 2020 all’interno di casse di legno, ancora con le etichette originali scritte a mano dagli scavatori o avvolti in giornali dell’epoca. Insieme alle ossa, splendidi oggetti, tra cui armi, come un pugnale decorato in oro e lapislazzuli. Ritenuti finora semplici ornamenti simbolici per l’aldilà, potrebbero invece raccontare molto di più dei loro proprietari, soprattutto delle donne della corte reale.

Osteobiografia, la vita scritta nelle ossa

Gli strumenti d’indagine moderni hanno permesso attraverso l’esame delle ossa di confermare l’identità dei resti – si tratta del re Hor e di cinque principesse della XIII Dinastia – e di ricostruire alcuni aspetti delle loro vite. Le prove raccolte da Hashesh e dal suo team, in particolare, dimostrerebbero come alcune principesse fossero molto più resilienti, fisicamente allenate e abili con le armi di quanto finora creduto: in diversi casi, le entesi, cioè i punti in cui i muscoli e i legamenti si collegano all’osso, suggeriscono uno sviluppo muscolare eccezionale per delle donne di alto rango. Le ossa delle braccia della principessa Ita, per esempio, mostrano i segni di una presa forte, simile a quella di chi maneggia in modo abituale pugnali o mazze. Ancora più sorprendente è lo scheletro della principessa Noub-Hotep, che secondo gli autori della ricerca presenta la cosiddetta presa dell’arciere, una particolare curvatura nelle ossa della mano dovuta allo sforzo ripetuto di tendere l’arco.

Cicatrici e cure mediche

Pare anche che la vita a corte non fosse così priva di rischi. Oltre alle tracce che testimoniano carenze nutrizionali o infezioni nell’età dello sviluppo (come una porosità ossea chiamata cribra orbitalia), re Hor presenta piccole cicatrici perfettamente guarite sull’osso frontale del cranio e porta i segni di un impatto violento sulla volta cranica avvenuto anni prima della morte, che ha causato uno spostamento osseo verso l’interno. Il sovrano aveva riportato anche una frattura alla mano ben rimodellata. Anche le principesse sembrano essere state altrettanto spericolate: Itaweret ha fratture consolidate alle costole e ai piedi, suggerendo uno stile di vita attivo e ad alto rischio, e anche Noub-Hotep mostra una frattura marginale guarita sulla seconda vertebra toracica; su Ita e Khenmet, invece, sono stati rinvenuti nodi di Schmorl, cioè impronte nei dischi intervertebrali che indicano una forte pressione sulla colonna vertebrale derivante da attività specializzate come il tiro con l’arco. Le lesioni, però, sottolineano gli esperti, appaiono perfettamente guarite, a testimonianza che la famiglia reale ricevesse trattamenti medici efficaci, simili a quelli descritti nel celebre Papiro chirurgico di Edwin Smith.

Legami di sangue e anomalie ereditarie

Lo studio delle ossa ha permesso infine di confermare i legami familiari tra i membri della dinastia. Molti individui presentano infatti rare anomalie congenite della colonna vertebrale, come il facet tropismo, cioè un’asimmetria nelle articolazioni delle vertebre, e la sacralizzazione, ossia la fusione dell’ultima vertebra lombare con l’osso sacro. Tratti genetici rari, la cui ricorrenza supporta l’ipotesi di una linea di sangue chiusa e di pratiche endogamiche all’interno della famiglia reale.

Un dibattito aperto

Nonostante l’entusiasmo degli autori, il nuovo studio ha sollevato anche qualche voce critica nella comunità scientifica internazionale. Alcuni studiosi, come Sébastien Villotte del Centro nazionale per la ricerca scientifica francese, invitano alla cautela. Sebbene la presenza di armi nelle tombe ne renda plausibile l’uso in vita, Villotte ritiene che l’effettivo coinvolgimento marziale delle principesse rimanga in parte speculativo e che occorrano ulteriori prove biomeccaniche per mettere davvero in discussione i ruoli di genere dell’epoca.

Foto di Lea Kobal su Unsplash

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