Stefano Musso
Storia del lavoro in Italia dall’Unità a oggi
Marsilio, 2002
pp. 279, euro 22
Una lunga stagione di studi che confluiscono in un manuale ricco di informazioni preziose per quanti vogliano avvicinarsi alla storia del mondo del lavoro, alle sue trasformazioni, per capirne il passato e cercare di interpretarne il futuro. È il libro di Stefano Musso, docente di Storia dell’industria presso la facoltà di Lettere e Filosofia all’Università di Torino, che con rigore e semplicità traccia il divenire della società industriale, il configurarsi delle classi sociali, i conflitti e le mediazioni, le dinamiche culturali, sociali e politiche che hanno caratterizzato l’Italia dall’unità a oggi. Una ricostruzione storica di quella che nei paesi anglosassoni è detta labour history, che da noi ha preso di volta in volta il nome di storia del movimento operaio, o della classe operaia, e che qui si è deciso di chiamare più semplicemente storia del lavoro. L’autore affronta un tema tanto vasto senza perdere mai la bussola: analizzandone prima la dimensione storica più allargata per poi scendere nello specifico a illustrare i rapporti fra mondo operaio, movimento sindacale e istituzioni.
Nel capitolo su “lavoro e modelli organizzativi” in maniera didattica, ma non per questo meno interessante, si ripercorre la storia del taylorismo e del fordismo, dando un contesto storico e una spiegazione a molti dei termini che oggi vengono utilizzati per descrivere il cambiamento del mondo del lavoro. E si capiscono così i concetti chiave della discussione anche contemporanea: “con l’organizzazione scientifica del lavoro le imprese puntavano a ottenere due vantaggi in uno: il primo era la sostituzione di manodopera qualificata con operai di categoria e paga inferiore, il secondo un maggior controllo sui tempi di lavorazione. Si perseguiva il tal modo l’eliminazione del controllo operaio sui ritmi e le modalità di lavoro, esercitato in precedenza dagli operai di mestiere”. La crisi del fordismo segna l’entrata in scena di un altro modello: il toyotismo tipico delle imprese giapponesi, o meglio la sua versione occidentale la lean production. È l’automazione flessibile, viene abbandonata la rigidità della catena di montaggio per sistemi di macchine che possono svolgere lavorazioni differenziate. Così, sfogliando i capitoli del libro di Musso arriviamo fino ai nostri giorni, alla crescente frammentazione del mondo del lavoro, alla perdita d’identità dell’operaio, al ruolo del sindacato, alla flessibilità, tema portante di ogni discussione sul lavoro. Peccato che, giunti a questo punto, il libro finisca lasciando il lettore con la voglia di capire cosa succederà nei prossimi anni, chi saranno i nuovi lavoratori, quali i lavori e soprattutto le garanzie per la tutela del lavoro. Ma il volume in questo mantiene fede alla sua promessa, quello di essere un manuale di storia puntuale e preciso.





