Aleksandr Romanovic LurijaUna memoria prodigiosaViaggio tra i misteri del cervello umanoOscar Mondadori, 2002pp. 103, euro 7,80 Un caso clinico unico, la storia di un uomo dalla memoria sconfinata che poteva ricordare tutto, anche interminabili sequenze di lettere o numeri senza senso e ripeterle esattamente dopo 15 o 20 anni. E’ questo il contenuto del volume “Una memoria prodigiosa”, edito da Oscar Mondadori, nel quale il suo autore, il neuropsicologo russo Aleksandr Romanovic Lurija, ci narra una vicenda sorprendente. Per quasi trent’anni, infatti, Lurija analizzò il caso di un uomo, di nome Sarasevskij, dalla memoria sensorio – visiva eccezionale, e scoprì che le sue grandi capacità mnemoniche erano basate sulla “sinestesia”, ovvero sulla trasformazione dei suoni in vivissime immagini. La mente del paziente era caratterizzata da un’intensificazione della memoria mostruosa, dovuta alla capacità di associare una formula, una frase, le pagine di un libro, a una serie di immagini concatenate tra loro in una sequenza logica, in una storia creata ad hoc. Gli esperimenti svelarono, inoltre, che il soggetto in questione poteva dimenticare qualcosa solo tramite un atto di volontà. Non si tratta del semplice resoconto di un’indagine clinica, ma di un vero e proprio studio biografico. In questo saggio – romanzo, infatti, le conoscenze neuropsicologiche sono ferme agli anni Sessanta e riflettono l’isolamento della psicologia sovietica nei confronti di quella occidentale, perciò le interpretazioni dell’autore appaiono per certi versi datate rispetto alle conoscenze in possesso oggi sui circuiti nervosi responsabili della memoria. Ma il volume resta comunque una lettura emozionante e coinvolgente per il tentativo del neuropsicologo di descrivere il mondo interiore del paziente: le conseguenze che la sua memoria eccezionale poteva avere su tutti gli aspetti principali della sua personalità, sul pensiero, sul comportamento, e le alterazioni che può subire il mondo intimo di un uomo, il suo rapporto con gli altri e la sua vita quando uno dei lati della sua vita psichica, in questo caso la memoria, ha uno sviluppo abnorme. Lurija, insomma, ha voluto superare l’ottica di una scienza che guarda asetticamente dall’esterno ai sintomi del paziente per addentrarsi nella sua psiche, per condividerne empaticamente i moti dell’anima, identificandosi con l’oggetto della sua descrizione. Alla fine si delinea il quadro di un uomo “incompiuto”, al quale tutto appariva come attraverso un velo di nebbia, un individuo sempre in attesa di qualcosa, prigioniero del suo mondo di immagini che lo costringeva a fantasticare più che agire. Difficile dire cosa per lui fosse più reale, spiega Lurija, se il mondo dell’immaginazione nel quale viveva o il mondo della realtà nel quale si sentiva sempre un ospite temporaneo.





