Una diagnosi precoce è la chiave per aumentare la sopravvivenza nel tumore al polmone. E’ uno dei risultati esposti a Roma durante l’International Conference on Screening for Lung Cancer tenutasi dal 15 al 17 ottobre: qui sono stati presentati i risultati di uno screening internazionale guidato da Claudia Henschke della Cornell University di New York, che dirige la più grande organizzazione scientifica che si occupa di cancro al polmone, l’Ielcap (International Early Lung Cancer Action Project). Il cancro al polmone è la principale causa di morte per neoplasia nel mondo: uccide di più del cancro alla mammella, del colon e della prostata, e l’87 per cento dei casi è dovuto al tabagismo. E per le donne fumatrici, il rischio di tumore al polmone è di tredici volte più alto che negli uomini. “Un caposaldo importante è la precocità della diagnosi”, dice Francesco Cognetti, direttore scientifico dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, una delle 34 istituzioni coinvolte nel progetto. I pazienti studiati erano 1000, tutti ad alto rischio: fumatori o ex fumatori, tra i 55 e i 69 anni, che hanno fumato un pacchetto di sigarette al giorno per cinque anni (o due per dieci anni). Lo screening è stato condotto con TAC spirale, sistema più sensibile nell’identificazione dei tumori di piccoli dimensioni: 770 sono stati sottoposti al “baseline screening”, il primo anno, e 272 al “repeat screening”, il secondo anno. I carcinomi rilevati sono stati 16, 15 dei quali durante il primo screening e 9 dei quali erano al primo stadio della malattia. E si è dimostrato quando il trattamento chirurgico viene effettuato al I stadio, il livello di sopravvivenza a 5 anni (che è l’aspettativa media di vita in questo tipo di cancro) può salire fino a circa l’80 per cento. (i.l.c.)





