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Resuscitando il Dna

Il Dna degradato degli orsi delle caverne, ormai considerato irrecuperabile, è stato sequenziato. I ricercatori sostengono che si potrebbe fare altrettanto per il genoma dei nostri progenitori, come per esempio quello dell’uomo di Neanderthal. È quanto riportato in uno studio apparso su Science, condotto da James Noonan del Lawrence Berkeley National Laboratory in California. Noonan e collaboratori hanno messo a punto una tecnica in grado di sequenziare piccoli frammenti di Dna delle ossa di orsi vissuti 40mila anni fa, saltando il passaggio di replicazione indispensabile nella comune tecnica di sequenziamento chiamata PCR (Polymerase Chain Reaction). La replicazione infatti avviene in modo molto più efficace sul Dna più recente, per cui bastano piccole contaminazioni per falsare il risultato. Per assicurarsi che non ci fossero fonti di contaminazione, ogni sequenza è stata poi confrontata con il genoma di cane, un discendente dell’orso. Così si è potuto determinare che il 6 per cento del patrimonio genetico analizzato apparteneva realmente all’orso, mentre il restante proveniva verosimilmente da microbi del terreno o dai paleontologi che avevano maneggiato le ossa. Quest’ultima fonte di contaminazione è da tenere ben presente nell’ipotesi che si voglia analizzare il genoma dell’uomo di Neanderthal, poiché in tal caso sarebbero entrambi di provenienza umana. (a.m.)

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