Le diatomee, microscopiche alghe che si trovano in acqua dolce e salata, hanno integrato nel loro genoma il Dna di diverse specie. Lo indica uno studio internazionale cui hanno collaborato l’École Normale Supérieure (Francia), la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli e il Joint Genome Institute (Usa). La scoperta, pubblicata su Nature, è stata possibile grazie al sequenziamento del genoma di un’alga, la Phaeodactylum tricornutum, e al suo confronto con quello della Thalassiosira pseudonana.
Le diatomee, organismi unicellulari, hanno caratteristiche uniche: effettuano fotosintesi come le piante (cioè producono zuccheri usando luce solare, acqua e anidride carbonica atmosferica), producono urea (molecola contenente azoto) come gli animali, e sono racchiusi in una teca silicea (la cui nano-struttura varia da specie a specie) come nessun altro organismo. Contribuiscono in maniera significativa al contenimento dell’effetto serra, grazie alla cattura della CO2 e sarebbero le produttrici del 20 per cento dell’ossigeno che respiriamo.
I risultati del confronto genetico tra P. tricornutum e T. pseudonana mostrano che, nonostante il percorso evolutivo relativamente breve (iniziato circa 180 milioni di anni fa), la divergenza genetica tra le due specie (separatesi 90 milioni di anni fa) è notevole: circa il 40 per cento del loro genoma differisce. Entrambe le specie hanno accumulato più di trecento geni provenienti da batteri, probabilmente alla base di meccanismi vantaggiosi relativi alla gestione degli elementi nutritivi, come il carbonio organico e l’azoto.
Lo studio dimostra per la prima volta il trasferimento orizzontale di geni batterici nelle diatomee. Questo evento, rarissimo in altri organismi, avviene molto frequentemente nelle alghe unicellulari. “Per questo”, spiega Chris Bowler, uno degli autori, “le diatomee sono organismi transgenici per natura, capaci di assorbire il meglio degli altri esseri viventi”. (i.n.)





