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Le voci dei disobbedienti

di
Mauro Capocci

AA.VV.
Controimpero. Per un lessico dei movimenti globali
Manifestolibri, 2002
pp.175, euro 9,00

Tra poco più di due settimane si terrà a Firenze un importante appuntamento: il Social Forum Europeo. L’oggetto della discussione sarà, al fondo, la possibilità di costruire un’alternativa credibile al neoliberismo, una ricetta economica e sociale che guida direttamente o indirettamente l’azione di buona parte dei governi del pianeta. Toni Negri ha recentemente descritto la situazione attuale con l’immaginifico termine “impero”, cioè l’esistenza di un’unica entità cui gli Stati nazionali stanno progressivamente cedendo la loro sovranità, in campo economico, sociale, militare, culturale. Come è ovvio, la riflessione in merito va avanti da diversi anni. Questo volume di Manifestolibri raccoglie alcuni degli spunti di dibattito elaborati in Italia negli ultimi mesi (sostanzialmente da Genova in poi) e presentati in un seminario pubblico tenutosi a Venezia nel febbraio scorso. “Controimpero” è sostanzialmente un tentativo di chiarire, anche se in maniera non rigida e definitiva, quale sia l’alternativa politica e culturale proposta da quella parte del “movimento dei movimenti” (come l’ha definito Naomi Klein) che si presentava prima come “tute bianche”, ora “disobbedienti”. Si tratta non solo di tracciare un quadro ideologico di riferimento, ma anche di pensare ad un’azione politica che possa effettivamente risultare efficace.I diversi saggi girano attorno a parole chiave (impero, moltitudini, disobbedienza, biopolitica, cittadinanza) che costituiscono il “lessico dei movimenti globali”; una sorta di mappa concettuale, con analisi puntuali, del percorso del movimento dei disobbedienti definito nell’introduzione come “il tentativo di limitare, o di sconfiggere, la sovranità dell’impero”. L’impero è infatti costituito da un’élite sovranazionale che per sopravvivere ha necessità di mantenere alto il livello delle diseguaglianze socioeconomiche. Un’élite nata, sostiene Toni Negri nel primo saggio della raccolta, “quando le lotte operaie e i movimenti sociali non permettono più di controllare all’interno dello spazio nazionale le dinamiche di riproduzione della società capitalistica”. La costituzione di questa sovranità imperiale è andata quindi di pari passo con i mutamenti sociali degli ultimi trent’anni. Tali mutamenti vengono analizzati nella parte centrale del volume, sempre nella prospettiva del conflitto necessariamente generato dalla costruzione dell’impero. L’ultima parte è invece dedicata alle forme possibili di questo conflitto, ricostruendone le genealogie, ma anche le possibili difficoltà teoriche che il concetto di disobbedienza porta con sé.La forma discorsiva che degli interventi sicuramente aiuta a renderli più comprensibili, evitando il linguaggio pesante e involuto che spesso connota le pubblicazioni di questo tipo. È quindi un’utilissima lettura per comprendere, aldilà delle spettacolarizzazioni mediatiche e degli allarmismi governativi, i contenuti di una protesta globale impossibile da ignorare. Voci sicuramente minoritarie, ma che offrono prospettive differenti per leggere il presente e interpretare i tamburi di guerra che rullano sempre più assordanti.

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