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Storia contemporanea della biologia molecolare

di
Mauro Capocci

Soraya de ChadarevianDesigns for Life. Molecular Biology after World War IICambridge University Press, 2002pp.XVII + 423, euro 47,54Il 2003 è l’anno del cinquantesimo anniversario della scoperta della struttura del Dna, la famosa doppia elica di Watson e Crick. Come è stato più volte raccontato su queste pagine, numerose sono state le celebrazioni, in Italia e all’estero, per ricordare l’evento, la cui ricorrenza esatta è poco più di un mese fa. Numerosi sono stati anche i libri usciti per l’occasione. “Design for Life” va molto oltre, anche se la pubblicazione a fine 2002 potrebbe far pensare allo sfruttamento del cinquantenario. In realtà, diversamente da tanti convegni, mostre e pubblicazioni, questo volume è un capolavoro di storiografia scientifica, il frutto di molti anni di ricerca che l’autrice (https://www.galileonet.it/archiviop/magazine.asp?id=4552) ha condotto con precisione e perseveranza. Il libro, aldilà di un titolo molto generico, ripercorre la storia dell’ambiente in cui la doppia elica vide la luce: il Cavendish Laboratory di Cambridge (finanziato dal Medical Research Council), un istituto di biofisica che solo retrospettivamente si può ridurre a Watson e Crick. In realtà al Cavendish tutti facevano sul serio: nel 1962, quando agli scopritori della doppia elica venne dato il Nobel per la medicina, quello per la chimica fu assegnato a chi aveva di fatto inaugurato il filone di ricerca sulla struttura delle molecole biologiche: Max Perutz e John Kendrew, anche loro del Cavendish. L’anno dei quattro Nobel, il Cavendish aveva cambiato nome: era divenuto il Laboratory of Molecular Biology. Gli anni Cinquanta hanno visto infatti un profondo rivolgimento disciplinare, che ha portato la biologia molecolare a diventare scienza leader nel dominio biologico, attraendo ricercatori, finanziamenti e l’attenzione del grande pubblico. De Chadarevian ricostruisce con puntualità e chiarezza proprio il processo scientifico e culturale che ha portato in Inghilterra alla creazione e allo sviluppo di una comunità di ricerca, partendo dalla Seconda Guerra Mondiale. Questa è stata infatti un evento fondamentale per la capacità di concentrare uno sforzo scientifico notevole e soprattutto multidisciplinare, che portò a contatto ricercatori di estrazioni molto lontane.Lo stesso successe negli Usa, mentre in Italia, che pure aveva una buona tradizione, il regime fascista con le leggi razziali prima, e le operazioni belliche poi, ebbero un effetto assolutamente negativo. I capitoli successivi si snodano attraverso il dopoguerra con continui rimandi al contesto culturale e all’ambiente politico che ha favorito la crescita della biologia molecolare, attribuendo agli stessi scienziati il merito di essere riusciti a indirizzare le scelte del governo britannico e di aver creato intorno a loro stessi un clima generale di fiducia e di rispetto da parte dell’opinione pubblica. Molto interessante è comunque la ricostruzione offerta della nascita delle nuove tecniche e delle nuove strumentazioni.In quest’ottica dunque non sono più solo Watson e Crick gli eroi, ma soprattutto chi riuscì a tenere insieme i diversi fili: la scienza, la comunicazione scientifica, la politica. La figura che emerge è sicuramente quella di Kendrew, direttore del Laboratorio dal 1962, che fu tra i primi a utilizzare i nuovi computer per la ricerca, ed è stato uno dei protagonisti dello sviluppo della biologia molecolare in Europa, ricoprendo numerosi ruoli importanti nelle istituzioni internazionali.De Chadarevian dedica anche molto spazio alla dimensione visuale della scienza, in particolare riguardo la costruzione di modelli di laboratorio che sono poi diventati strumenti di comunicazione efficacissimi, come appunto è avvenuto per la doppia elica. Sono quindi moltissime le illustrazioni che accompagnano il lettore fino alla fine del volume, una ricostruzione appassionante di alcuni degli eventi chiave della scienza contemporanea.

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