Grazie a modelli matematici sarà possibile valutare il flusso di geni da piante coltivate a piante selvatiche. È quanto sostiene un gruppo statunitense di ricercatori dell’Università del Wisconsin e dell’Università del Minnesota. Tali modelli evidenziano che i geni appartenenti a coltivazioni possono inserirsi in piantagioni selvatiche e rapidamente prendere il sopravvento su di esse. Ciò potrebbe comportare fondamentali cambiamenti nella struttura genetica delle piante selvatiche, portare a una loro riduzione demografica e a una perdita delle loro caratteristiche naturali. Conservare l’integrità genetica delle piante selvatiche è importante perché spesso i miglioramenti genetici sulle coltivazioni avvengono proprio a partire dalle loro parenti selvatiche. I modelli matematici sviluppati si basano sui principi della “genetica delle popolazioni”. In particolare studiano come il flusso di pollini derivante da coltivazioni modifichi i processi evolutivi delle piantagioni selvatiche della stessa specie. La conseguenza potrebbe essere l’assimilazione genetica (cioè la sostituzione dei geni naturali con quelli coltivati) e la riduzione demografica (in quanto piante ibride sono meno fertili). Questi processi sono in genere irreversibili. Da notare che non ha importanza se la coltivazione impiega geni tradizionali o geni modificati: ciò che conta è l’effetto del gene una volta che ha raggiunto la pianta selvatica. (m.cap.)





