Una tecnica per riconoscere e curare rapidamente le aritmie cardiache nell’infanzia dovute alla sindrome di Wolff-Parkinson-White (Wpw), è stata messa a punto dai ricercatori del San Raffaele di Milano. La ricerca che verrà pubblicata sul New England Journal of Medicine, ha dimostrato come, con una procedura chirurgica mini-invasiva, sia possibile rimuovere alla radice la causa del problema. La Wpw, che colpisce un bambino su 1.000, è caratterizzata dalla presenza di un fascio di conduzione anomalo nel sistema che regola l’attività elettrica del cuore. Tale anomalia, a volte fatale, determina improvvise accelerazioni del ritmo cardiaco. Lo studio è stato condotto su 165 bambini di età compresa tra 5 e 12 anni e ha provato come sia possibile eliminare la malformazione con un intervento effettuato in anestesia locale tramite un catetere munito di uno strumento che, impiegando una corrente elettrica, distrugge i fasci anomali, guarendo in maniera definitiva il paziente. La ricerca del San Raffaele è da anni estesa anche ai pazienti asintomatici finora considerati a basso rischio e quindi esclusi dalle terapie. Il rischio, però, non dipende dalle manifestazioni cliniche ma dalle caratteristiche individuali della malformazione. I ricercatori dell’istituto milanese hanno, infatti, verificato che aritmie mortali sono possibili anche in pazienti apparentemente sani. Secondo Vincenzo Santinelli, coautore dello studio e responsabile della ricerca clinica dell’Unità di Elettrofisiologia e Aritmologia dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele, è possibile pensare alla nuova terapia come una procedura di routine da applicare a tutti i pazienti ma solo presso centri altamente specializzati. (g.ca.)





