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L’impero delle cicale

di
Monica Soldano

Isabella e Sergio Staino, Adriano SofriL’Impero delle cicale. Il terzo racconto di NataleCoconino Press, 2004pp. 60, euro 12,00Adriano Sofri propone per il terzo anno il suo racconto di Natale. Si tratta di un testo-fiaba inconsueto sulla natività, sull’amore e la nascita, di quel genere che ricorda la crudezza dei fratelli Grimm ma con toni ironici, che riescono a strappare un riso amaro e che vengono stemperati dai tratti più dolci e dai colori delle illustrazioni pittoriche di Isabella e Sergio Staino. Coraggiosa anche la scelta di rinunciare alla casa editrice Einaudi e di optare per un piccolo editore, la Coconino press, pur di utilizzare spazi illustrativi di formato adeguato.Il mondo che verrà e che è già visibile dalle grate del carcere di Pisa, dove Sofri si trova da otto anni, è quello di un pianeta dominato dall’immortalità, ma privo dell’elisir dell’eterna giovinezza. Ecco quindi la premessa che conduce alla riorganizzazione sociale e a riscriverne regole e leggi Se si vive in eterno, perché generare altri, perché appesantire la società con i nuovi nati e con nuovi costi? È vietato dunque innamorarsi e riprodursi, così in poco tempo le carceri si riempiono di uomini e donne. Mentre i vecchi restano fuori, liberi, ma vengono iscritti negli asili dove amano giocare, ricevono cure, ma non essendo in grado di reagire sono facilmente controllabili. Altri pensano e decidono per loro. L’eternità senza giovinezza è come vivere in un mondo senza luce e senza la notte stellata, cioè il carcere. Come ha scritto altrove Adriano Sofri, raccontando della reclusione. “Ogni giorno si sprofonda in un sepolcro da cui ci si sveglia il giorno dopo scoprendosi ancora vivi”. Ecco quindi il dramma del mondo che verrà secondo il racconto: negare la nascita, condannando chi si riproduce al carcere a vita. Ciò significa anche cancellare il confronto, la dinamica del dialogo tra le generazioni. Il bambino è quindi un clandestino in un mondo dove il controllo entra in ogni spazio del privato, in ogni camera da letto. Nell’impero delle cicale perfino disegnare il bambinello per il presepe di Natale è reato. Tanto che tutte le immagini della natività ed i presepi vengono spogliati dell’idea della nascita. Le icone della Madonna vedono sostituire il bambino tra le sue braccia con una borsetta di marca o con la busta della spesa. Giuseppe e Maria restano soli. Anche l’asino dell’Asinara si è estinto. Il proibizionismo sull’amore e sulla riproduzione introduce anche un collegamento politico alla legge in vigore sulla procreazione assistita, nonché al divieto di avere rapporti sessuali in carcere. Eppure la fiaba di Sofri annuncia un lieto fine, giocoso ed ironico: esiste qualcosa e qualcuno che tenta comunque di sopravvivere con un gesto clandestino: fare un piccolo bambinello, un pupazzetto forgiato con la pasta del dentifricio, grande come un mignolo che passa sotto le maniche e le braghe dei detenuti, fino ad arrivare nel corsetto di Suor Cecilia e a raggiungere nel giorno di Natale il presepe, a dispetto delle truppe erodiste. Il racconto offre una immagine finale di speranza, una pagina affrescata con una giovane zingarella con il ventre tondo che andrà a mettersi vicino a San Giuseppe nel presepe. Il Natale di Adriano Sofri è dunque un Natale laico che propone una alleanza e una fratellanza tra gli esseri umani.

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