MacFarlane Alan; MacFarlane IrisOro verde. La straordinaria storia del tèLaterza, 2004pp.XIV+ 310, euro 18,50È più facile trovare del tè su un libro piuttosto che un libro sul tè. Una tazza di infuso caldo è infatti un comodo e diffuso compagno di letture, che sia per lavoro, studio o semplice passatempo. Dunque spesso macchie scure ornano i libri, le riviste, i divani, le poltrone e i tavoli di tutto il mondo. Come si è arrivati alla diffusione pressoché universale di questa bevanda saporita, variegata e vagamente eccitante? È una lunga storia, quella che ci raccontano gli autori, Iris e Alan MacFarlane. La prima è la vedova del direttore di una piantagione di tè nella regione indiana dell’Assam. Il secondo è suo figlio, che pur essendo cresciuto in Gran Bretagna ha subito la fascinazione di quei luoghi e da storico e antropologo è tornato a occuparsene, pur seguendo una traccia particolare: la Camellia sinensis. La pianta del tè è originaria dell’Himalaya orientale, dove si è evoluta nelle foreste tropicali che si sono sviluppate alle pendici delle montagne grazie alle abbondantissime piogge. Gli animali e le prime popolazioni che abitavano le zone del sud-est asiatico masticavano le foglie di tè per gli effetti rilassanti e stimolanti – un aiuto in caso di lunghi digiuni e attività faticose, alla stregua delle foglie di coca sudamericane – e ancora oggi sono diffuse diverse ricette per preparare alimenti a base di foglie di tè. Vi era inoltre l’uso terapeutico: nel tè sono presenti sostanze antisettiche che lo rendono un blando disinfettante da applicare sulle ferite.L’uso in infusione è quindi relativamente recente, e la sua diffusione è legata a un’innovazione cruciale: la coltivazione della pianta. Il tè era in origine un grande albero che cresceva nelle foreste. Furono i monaci buddisti cinesi a trasformarlo in un arbusto basso le cui foglie potevano essere raccolte facilmente. Fu dunque dalla zona tra India, Cina e Nepal che il tè è partito alla conquista del mondo. Secondo gli autori, il tè in infusione è stato da allora un protagonista dell’evoluzione culturale umana. Da un lato, vi sono i motivi strettamente legati all’alimentazione: i numerosi elementi presenti nel tè ne fanno un ottimo integratore alimentare, che oltretutto facilita l’assimilazione delle vitamine presenti in altri cibi. Inoltre, il tè in infusione permette di trasformare l’acqua sterilizzata tramite bollitura in una bevanda piacevole. Dunque rappresenta un procedimento semplice per utilizzare le riserve d’acqua anche in condizioni igieniche precarie. Non è un caso, secondo gli autori, che la diffusione dell’infuso sia andata di pari passo con la progressiva stanzialità dell’essere umano, che ha aumentato la necessità di raccogliere l’acqua e quindi incrementato le fonti di contagio da parte di molti microrganismi. Rispetto ad altre bevande, il tè ha inoltre un maggiore grado di socialità. Esso viene infatti preparato direttamente nel momento in cui viene consumato, e ha quindi consentito la nascita di rituali sociali, come ad esempio le celebri cerimonie del tè giapponesi, integrate in un complesso universo mitico e simbolico.I vari capitoli del libro analizzano quindi i diversi aspetti del tè, culturali, sociali ed economici, producendo una vasta narrazione sicuramente suggestiva e molto piacevole da leggere. Si rimane comunque dubbiosi di fronte a questa sorta di “determinismo del tè” che ne fa una chiave interpretativa buona per spiegare quasi ogni aspetto dello sviluppo delle società umane.





