Maria Vittoria Marini Clarelli Che cos’è un museo?Carocci editore, 2005pp.128, euro 9,00Un libro che aiuta il lettore a comprendere una delle istituzioni più complesse della nostra società, che troppo spesso ormai la vede come luogo di consumo e non come sistema d’interpretazione che produce significati. È proprio quest’ultimo, infatti, il modello museale più adatto ai nostri tempi secondo l’autrice del libro, Maria Vittoria Marini Clarelli, Soprintendente della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e docente di Museologia alla facoltà di architettura de “La Sapienza”. Non più un tempio in cui il visitatore si sente spaesato e intimorito, non più una scuola in cui tutto ciò che non è didattica è bandito, e nemmeno un semplice luogo di divertimento celebre per i suoi ristoranti, book-shop e così via.Oltre a tutte le questioni socio-economiche, tra le quali si ribadisce il concetto secondo il quale un museo non può generare profitti che lo rendano autosufficiente, ma può invece contribuire allo sviluppo in senso lato, tra le pagine di “Cos’è un museo?” si può conoscere il dietro le quinte dei musei. È così che vengono indagati i rapporti con la collezione, con il pubblico, con il personale, con la sede: quattro punti basilari con i quali ogni istituzione museale è chiamata a confrontarsi, districandosi fra le varie esigenze. Proprio in base a questi rapporti si riesce a comprendere il funzionamento di un museo, tra i suoi obiettivi, quali la catalogazione, la ricerca, la fruizione pubblica e soprattutto la conservazione per le generazioni future, e le sue difficoltà, su tutte la raccolta dei fondi, le pressioni politiche, il precario equilibrio tra tutela e fruizione pubblica. Allo stesso tempo non viene taciuta l’invalsa pratica di mostre temporanee, che invece di permettere un approfondimento o la presentazione di collezioni meno note, si caratterizzano per un continuo aumento delle spese e per un totale appiattimento culturale, di profonda monotonia, limitata a pochissimi argomenti sistematicamente riproposti con titoli diversi, ritenuti gli unici “vendibili”, grazie ai grandi nomi parafulmine sotto la cui protezione è facile trovare sponsorizzazioni, grandi pubblicità e conseguente riscontro di pubblico.Non può mancare una sezione storica che ripercorre le tappe evolutive a partire dall’origine del termine “museo” come luogo consacrato alle Muse, passando per gli studioli, le wunderkammern, le collezioni private, la Rivoluzione Francese, i grandi musei dell’Ottocento, fino alla situazione attuale e alle nuove frontiere dei musei della memoria (quelli sullo Shoah o delle comunità indiane d’America).Sta al lettore, infine, giudicare cosa sono oggi i musei, se una “casa dei sogni della collettività” (Walter Benjamin), una “casa dell’incoerenza” (Paul Valery), la “sede della simultaneità” (Hans Georg Gadamer) o “tomba di oggetti morti” (Umberto Eco).





